Giornale di informazione di Roma - Domenica 25 settembre 2016
 
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Crac Parmalat: Calisto Tanzi condannato in Appello a 17 anni di reclusione

Confermata la sentenza di condanna dell'ex patron di Parmalat per un crac da 14 miliardi di euro

di Enrico Ferrara

La sentenza di condanna è stata confermata in sede di appello, ma questa volta non ha fatto rumore. Si è consumato, infatti, senza clamore l’epilogo scontato di una tragedia, che ha della farsa solo l’inverosimile.Calisto Tanzi, 73 anni, ha avuto bisogno di tempo e di una condanna, per lui come all’ergastolo, per “sentire tutto il peso della colpa”. Colpa e responsabilità che la Corte di Assise d’Appello di Bologna ha confermato e suggellato.

17 anni e 10 mesi di carcere, la condanna inflittagli per bancarotta fraudolenta e altre decine di reati collaterali ad uno dei più ingenti e clamorosi crac della storia industriale italiana.
Era il dicembre del 2003 quando scoppiò il caso Tanzi ed ebbe inizio il Crac Parmalat.
Prima di quella data, fiumi di denaro liquido e ignaro erano stati sottratti agli azionisti e ai piccoli investitori privati, che, credendo nel miracolo parmigiano, avevano riposto fiducia e i risparmi di una vita in un prodigioso fuoriclasse.

Dopo, la scoperta del grande bluff e il lungo calvario in Procura. Migliaia di pagine testimoniano, nel dettaglio bruciante del particolare, come Tanzi e i suoi fidi collaboratori siano riusciti a creare il buco che li ha inghiottiti e che ha sgretolato un impero di carta: 14 miliardi di euro di debiti stimati per un crac colossale.Una vicenda, per la storia giudiziaria ed economica italiana, senza precedenti. Senza pari per dimensione e conseguenze: 32.000 tra azionisti e  risparmiatori coinvolti e beffati, imboniti e persuasi a comprare azioni e titoli Parmalat.

“Un titolo sicuro, come pochi altri”, lo definivano le banche, i cui promotori usavano le armi sottili del convincimento per far sottoscrivere obbligazioni Parmalat.Una multinazionale, quest’ultima, la cui estensione e grandezza era pari solo alla montagna di debiti nascosti a tutti per anni.


Il più grande raggiro della storia recente del nostro paese, che ha avuto la possibilità di autoalimentarsi in una spirale perversa ed irreversibile, grazie all’appoggio di politici, banche italiane, istituti di credito americani e svizzeri e giornali. I giornali italiani, che tanto hanno tessuto le lodi dell’uomo Calisto e del “Dio della finanza moderna” Tanzi. Proprio quelli che oggi relegano il fatto in secondo piano. Una condanna di second’ordine.Tanzi, lo spregiudicato truffatore di provincia. Il Calisto, l’uomo venerato e idolatrato da tutti.

Un novello Re Mida, che creava voragini di debiti qualunque cosa maneggiasse.
A metà degli anni 90, le decisioni della finanza italiana e della politica romana passavano per lo studio di Tanzi. Tutti volevano la complicità di Calisto; tutti lo corteggiavano con lusinghe interessate e lui ricambiava facendo altrettanto.

La vicenda giudiziaria


Diciassette anni e 10 mesi a Calisto Tanzi. Quasi dieci (nove anni e 11 mesi e 20 giorni) a Fausto Tonna: così hanno deciso i giudici della corte d’appello di Bologna per il crac della Parmalat, che nel 2003 affondò in una voragine da 14 miliardi di euro. In primo grado a Parma per l’ex patron e per l’ex direttore finanziario la condanna era stata rispettivamente a 18 e 14 anni. Il procuratore generale Alberto Candi aveva chiesto un leggero aumento per Tanzi (18 anni e 3 mesi) e una riduzione per Tonna a 10 anni. In aula non era presente l’ex cavaliere del lavoro (onorificenza revocata nel 2010 per indegnità).Tanzi, detenuto dal 5 maggio 2011 dopo che la condanna di Milano per aggiotaggio (otto anni) è diventata definitiva, è sempre ricoverato detenuto in ospedale a Parma.”Porterò sempre il peso indelebile per le sofferenze causate a quanti, per colpa mia, hanno subito danni. Sono pienamente consapevole degli errori che sono stati commessi”.
Errori, chiamiamoli così. Una condotta finanziaria speculativa e criminale, volta a gonfiare il valore dei titoli azionari, a falsificare sistematicamente bilanci e valori reali, per illudere banche, investitori e risparmiatori, non possono derubricarsi ad errore. Migliaia di famiglie, che hanno perso tutti i loro risparmi e che non rivedranno mai più i loro soldi, non sono un errore.
Come è stato possibile che nessuno si accorgesse di nulla, che nessuno vigilasse, che tutti fossero pronti a credere ciecamente in un uomo, che si è rivelato il più grande millantatore del secolo?
La sentenza di condanna del 23 aprile conferma i risarcimenti per le parti civili, come chiesto dall’accusa
. A parte un distinguo per le posizioni di tre imputati condannati per bancarotta semplice (oltre a Giuliano Panizzi e Davide Fratta, Sergio Erede) la sentenza conferma la provvisionale immediatamente esecutiva da due miliardi dovuta alla Parmalat in amministrazione straordinaria e di circa 30 milioni dovuti allo stesso titolo ai circa 38 mila risparmiatori truffati dai titoli di Collecchio.

Come riportano il Sole 24 ore e blitzquotidiano.it, la Parmalat non era una società alimentare, ma molto di più. Un impero, che si serviva e ungeva molti. “A iniziare dai politici, ovviamente. Dalle casse della Parmalat Calisto Tanzi e il suo direttore finanziario Fausto Tonna hanno affermato al processo che sono usciti regali, favori, finanziamenti diretti e indiretti, fra gli altri, a Ciriaco De Mita, Arnaldo Forlani, Emilio Colombo, Paolo Cirino Pomicino, Claudio Signorile, Calogero Mannino, Francesco Speroni, Stefano Stefani, Massimo D’Alema, Lamberto Dini, Gianfranco Fini, Bruno Tabacci, Adriano Sansa, Oscar Luigi Scalfaro, Pier Luigi Bersani e Renzo Lusetti. Tutti gli interessati hanno negato di aver ricevuto alcunché.

Hanno invece ammesso di aver ricevuto somme inferiori ai cinquemila euro, e quindi esenti dall’obbligo della dichiarazione, Pierferdinando Casini, Romano Prodi, Rocco Buttiglione, Pierluigi Castagnetti e Mario Segni. Nessuno dei politici omaggiati da Tanzi è stato condannato, spesso non sono stati neanche indagati, ma non è la rilevanza penale l’aspetto più importante del rapporto fra Parmalat e la politica.Sempre dai verbali del processo risulta che Tanzi aveva finanziato con somme consistenti la campagna elettorale di Prodi per le elezioni politiche del 1996, e poi, alle elezioni del 2001, aveva sostenuto la campagna di Silvio Berlusconi. In ultimo, quand’era ministro dell’Agricoltura, Gianni Alemanno fu prosciolto dall’accusa di corruzione. Ma un rapporto della Guardia di Finanza ha fatto notare come il 28 dicembre 2002, proprio quando la commissione interministeriale dava il via libera alla commercializzazione del latte Parmalat a lunga conservazione “Fresco Blu”, l’allora ministro Alemanno e sua moglie Isabella Rauti erano in vacanza a Zanzibar a spese della Parmatour (società collegata a Parmalat).
Quando uscì la notizia del maxi-buco Parmalat, si scoprì anche che banche come Deutsche Bank, Bank of America, Ubs, Citigroup, Unicredit-Capitalia e Morgan Stanley avevano da tempo gli elementi per accorgersi del pessimo stato dei conti dell’azienda di Collecchio, ma ciò nonostante avevano continuato a proporre ai propri clienti i bond Parmalat, mentre con gli interessi delle somme prestate al gruppo di Tanzi avevano guadagnato anche il doppio di quelle somme. Le banche estere, tuttavia, sono state assolte in primo grado dal Tribunale di Milano dall’accusa di aggiotaggio, ovvero di aver fornito false informazioni al mercato al fine di gonfiare il valore dei bond Parmalat.”

Oggi, non è altro che un caso dimenticato. Una vicenda di un passato scomodo fatto di collusioni e vicinanze, di favori e regalìe, di ammiccamenti e amicizie. Tutte da dimenticare.
 
 

[26-04-2012]

 
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