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Hunger

di Steve McQueen.Con Michael Fassbender

di Rosario Sparti

Nel mese di marzo del 1981, nel carcere nordirlandese di Long Kesh, alcuni detenuti dell’Ira, guidati da Bobby Sands, iniziano uno sciopero della fame per costringere il Governo inglese a riconoscere loro lo status di prigionieri politici. Dopo poco più di due mesi, però, Sands muore d’inedia e, in seguito, periscono altri nove reclusi. E gli inglesi non fanno alcuna concessione ai militanti dell’Ira.

Cercando di sfruttare il clamore suscitato da SHAME e cavalcando l’onda del successo di Michael Fassbender, la BIM distribuzione decide finalmente di portare nelle nostre sale l’opera prima, premiata e acclamata in tutto il mondo, del regista Steve McQueen. Dopo l’indignazione per l’invisibilità cui è stata costretta la pellicola per molti anni, vincitrice nel 2008 della Caméra d’Or al Festival di Cannes, a dominare lo stato d’animo è la sensazione di soddisfazione per la possibilità,  data al pubblico italiano, di godere d’uno dei film più potenti degli ultimi anni.

Spoglio, essenziale, crudo ma non privo d’un fascino pittorico, derivante dalle origini come video-artista del regista, il film trova nel corpo di Fassbender il terreno dove svolgere questa lotta estrema per una causa. “Morire per delle idee è molto bello ma per quali?”, cantava qualcuno, Bobby Sands sembra rispondere non cedendo alla tentazione di vivere, perdendo la vita in nome della libertà, ciò che sembrava significare tutto per lui. Il corpo diventa così luogo della battaglia politica, l’ultima risorsa per la protesta basata sul sacrificio, a questo proposito è fondamentale la lunga scena di dialogo, straordinaria partita a scacchi attoriale in pianosequenza, tra il protagonista e il cappellano cattolico del carcere.

Senza spingersi nel didascalismo e indulgere nel romanticismo, il film immerge sensorialmente lo spettatore nella vita carceraria di quegli anni, raccontando questa battaglia senza prendere esplicitamente una posizione sulla natura di Sands, per taluni martire e per altri terrorista.  Tra violenza e bellezza questo studio sull’oppressione si spinge fino all’astrazione delle immagini, per poi ripiombare in basso nella rude espressività dei corpi e delle parole che diventano per la spettatore esperienza estenuante di sopportazione, quasi come ognuno di noi potesse provare le pene di Bobby Sands sulla propria carne. Uno dei film recenti che più si avvicinano alla dizione di capolavoro.

 



votanti: 7
Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[26-04-2012]

 
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