Giornale di informazione di Roma - Giovedi 29 settembre 2016
 
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To Rome with Love

di Woody Allen. Con Woody Allen, Roberto Benigni , Penelope Cruz

di Svevo Moltrasio

Quattro storie a Roma: coppie che si perdono, si ritrovano, impiegati che scoprono il successo, americani che s’innamorano della cultura italiana. Sullo sfondo le magie della città eterna.

Ecco il primo film interamente girato in Italia da Woody Allen: per la precisione a Roma, città lontana dagli stereotipi autunnali cari all’autore. Il film si segnala anche per il ritorno davanti alla macchina da presa di Allen – a sei anni da SCOOP – e per un cast diviso tra star hollywoodiane e partecipazioni, più o meno importanti, di mezzo cinema italiano. Presentato in anteprima mondiale da noi, è stato bocciato dalla critica nostrana che perlopiù ha accusato Allen di aver rappresentato una Roma da cartolina lontana dall’attualità. Evidentemente qualcuno si aspettava un film di denuncia sociale, magari sulla giunta Alemanno, sull’imperversare dei palazzinari e sull’inefficienza dei mezzi pubblici.

Allen si affida ad un racconto più corale del solito, abbracciando addirittura quattro storie separate – espediente utilizzato solo per la seconda volta nella sua interminabile carriera –, due girate in inglese, due in italiano – particolare ovviamente inutile per la versione doppiata di casa nostra - scegliendo un montaggio che le alterna in continuazione. L’impostazione è chiaramente comica, se non caricaturale, sin dalle primissime battute e in questo il regista attua un altro ritorno al passato, con alcune gag che sembrano uscire dai suoi primi film. Qua e là, soprattutto negli episodi americani, riaffiorano i tormentoni alleniani, con coppie che scoppiano e battibecchi intellettuali.

La grazia della messa in scena, nella prima parte, ben si sposa con la suggestiva ambientazione capitolina e Allen sembra ben orchestrare il racconto e l’alternanza dei toni comici. Quando però ci si aspetta una svolta, l’insieme si perde, la narrazione arranca dietro a storie che non sembrano avere una vera evoluzione e le continue interruzioni sminuiscono ancor più il divertimento. Ne esce una commedia a tratti molto divertente ma nell’insieme irrisolta come mai nel cinema del regista – soprattutto nell’episodio di Benigni -. Certo poi basta anche solo la scena con Scamarcio, Albanese e la Mastronardi, per rendersi conto che anche un Allen sottotono fa cose che raramente riescono ai nostri cinematografari.
 



votanti: 5
Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[20-04-2012]

 
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