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"Mettersi a posto - Il pizzo a Palermo" in concorso al RIFF

Incontro alla Casa del Cinema

Mentre l’undicesima edizione del Rome Independent Film Festival si avvia alla sua conclusione, con la premiazione e la festa conclusiva di questa sera, resta l’impressione di aver assistito a un grosso sforzo nella ricerca di opere inedite, sacrificando in molti casi la qualità. Il discorso non si applica, però, ai documentari il cui livello medio è nettamente superiore alle opere di fiction (lungometraggi e cortometraggi) presentati. Nell’ambito delle proposte documentarie, il RIFF ha sempre operato scelte trasversali, varie e interessanti per argomenti e linguaggi scelti.

Tra i documentari in gara nel concorso riservato alle opere italiane è degno di nota “Mettersi a posto – Il pizzo di Palermo”, una sintesi ben riuscita tra informazione, educazione civica e intensità emotiva. Opera di un collettivo di registi (Marco Battaglia, Gianluca Donati, Marco Schimmenti e Andrea Zulini), il film ricostruisce la nascita e le attività dell’associazione Addiopizzo, raccontando di fatto un pezzo di storia palermitana (e non solo) che va dal 2004 fino ad oggi. In sala per la proiezione di Domenica scorsa la produttrice Chiara Scardamaglia e Ferdinando Secchi dell’associazione Libera.

La natura compromissoria del pagamento del pizzo al crimine organizzato di Palermo è indagata a fondo, senza indulgenza nei confronti di chi, per timori personali o per convenienza, ancora oggi paga. “Nonostante si parli del movimento anti-racket come di un successo e nonostante le denuncie degli imprenditori, commercianti e consumatori siano cresciute molto negli anni – ricorda Chiara Scardamaglia – non dobbiamo dimenticare che non si sa ancora niente della situazione della maggioranza degli imprenditori palermitani. Nei processi alcuni si sono dimostrati reticenti fino al punto di negare l’evidenza, finendo a loro volta sotto accusa”.

Molte cose sono cambiate dal 1991, anno dell’assassinio dell’imprenditore Libero Grassi a causa del suo rifiuto di pagare il pizzo e del conseguente isolamento sociale. La nascita del movimento ha permesso a molti imprenditori di intraprendere la stessa strada di Grassi senza andare incontro alla sua sorte, dimostrando anche che denunciare e continuare la propria attività è possibile. “Le dichiarazioni dei pentiti – aggiunge Scardamaglia – hanno rivelato che oggi per loro andare nelle attività che espongono il logo di Addiopizzo è più un fastidio che altro, pertanto queste attività tendono a essere lasciate tranquille”.

Accostando interviste a protagonisti delle lotte anti-racket, drammatizzazioni di reali intercettazioni e il racconto dei fondatori di Addiopizzo, “Mettersi a posto” è una testimonianza, emozionante e stimolante, della possibilità di invertire “dal basso” un’antica mentalità.
Ferdinando Secchi di Libera ha ricordato come questa rete di associazioni e scuole (circa 1600 gruppi) sia riuscita negli anni a strappare alle mafie molti territori, rendendoli produttivi e autonomi. Alla base dei successi c’è una strategia precisa, ricorda Secchi: “per contrapporsi efficacemente bisogna cercare di acquisire una forza sociale pari a quelle delle mafie, attraverso una rete di cittadini e istituzioni. Nonostante sia un percorso lento, non bisogna dimenticare il proprio obiettivo: un po’ più di libertà per un po’ più di persone”. E in questo percorso, vogliamo ricordarlo, anche il cinema può aiutare molto.

 
 

[19-04-2012]

 
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