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Opere prime italiane al RIFF

Entra nel vivo la kermesse cinematografica

Con il week end il Rome Independent Film Festival entra nel vivo, mostrando le sue molteplici anime. “Indipendenti da chi?” è da vari anni lo slogan della kermesse cinematografica che affianca, bisogna dire con assoluta libertà, opere prime italiane di ottimo livello a produzioni identificabili con quella che un tempo era la gloriosa “serie B” ed è ora un limbo cinematografico poco redditizio e spesso velleitario. 

Il desiderio di fare cinema “senza se e senza ma” resta il minimo comun denominatore di un programma meno ampio delle passate edizioni, ma proprio per questo più a misura di spettatore. Il Nuovo Cinema Aquila, sede storica del RIFF, è decongestionato dall’affastellamento di proiezioni con l’entrata in scena della Casa del Cinema, che ospita alcuni importanti documentari. Resta fondamentale, e tratti scoraggiante per la nostra cinematografia, la presenza di opere straniere altrimenti impossibili da rintracciare sul grande schermo.

Sala piena e fragorosi applausi ieri sera per “Volcano”, esordio nel lungometraggio di fiction dell’islandese Rúnar Rúnarsson, già candidato giovanissimo agli Oscar per il cortometraggio.
“Volcano” può contare su una regia misuratissima e su un protagonista (Theódór Júlíusson) capace di catalizzare l’attenzione con pochissimi gesti. Onore a un giovane autore per aver scelto di raccontare non la gioventù ma lo spaesamento della vecchiaia con impegno e convinzione; resta tuttavia l’impressione di un’opera non completamente calibrata nella parte narrativa e, nonostante l’intensità mai ruffiana delle scelte registiche, concentrata eccessivamente su un unico registro emotivo.

Due i film italiani in concorso nel week end, “Ristabanna” di Gianni Cardillo e Daniele De Plano e “In nomine Satan” di Emanuele Cerman.
La pellicola di Cardillo e De Plano si annuncia la favorita nel concorso nazionale. Semplice e convincente, questo esordio prende le mosse da un cortometraggio (“Il regalo di Natale”, scritto da De Plano con Mattia Betti e finalista ai David di Donatello 2003) di cui riesce a sviluppare coerentemente l’idea in novanta minuti low budget ma mai scontati. Puntando moltissimo su un casting efficace, “Ristabanna” riesce a non essere il classico “film da una sola idea” ma un prodotto compiuto e piacevole, pur senza suscitare enormi entusiasmi.

L’esordio alla regia di Cerman si ispira alla gesta criminali setta dei Bambini di Satana, le cui attività e delitti furono incomprensibilmente sottovalutati. Cerman dimostra alcune qualità registiche, particolarmente nella composizione delle scene più convulse, e il film gestisce la violenza in modo convincente. Purtroppo, niente di tutto questo è sufficiente a far digerire più di due ore di film sempre incerto sulla direzione da prendere, con alcuni dialoghi ingestibili (e infatti mal gestiti) e intere sequenze ridondanti che nulla aggiungono né alle atmosfere né alla narrazione.
 
 

[16-04-2012]

 
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