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Lega "ladrona", la famiglia Bossi nella bufera

Indagato l'ex tesoriere Francesco Belsito per un milione di euro versato alla famiglia del Capo. Bossi si dimette

di Enrico Ferrara

Vent'anni dopo il primo successo politico nazionale, anche per la Lega è arrivata la resa dei conti. Quelli politici e contabili. La superiorità politica, morale, finanche etnica, che il partito del Nord aveva issato a vessillo, nel lontano 1986, della battaglia contro il Potere di Roma "ladrona", simbolo di corruzione e malaffare, si è infranta all'alba di martedì scorso.

A porre fine ad una stagione politica, irrompono a sirene spiegate le auto blindate dei magistrati delle procure di Milano, Napoli e di Reggio Calabria, che hanno iscritto nel registro degli indagati il Tesoriere leghista Francesco Belsito. Gravi le imputazioni per cui è attualmente indagato: i magistrati contestano i reati di truffa aggravata ai danni dello Stato, riciclaggio e appropriazione indebita.

La Lega Nord. Anche loro. Proprio loro. Chi l'avrebbe mai detto che i fustigatori dei vizi della seconda Repubblica sarebbero finiti per essere travolti dalla stessa onda, che in questi ultimi mesi, sta sommergendo tutti i partiti politici, mascherando le gestioni illeciti, gli affari e le distrazioni di pubblici denari.
Soldi, tanti soldi. Una montagna quelli arrivati alla Lega negli ultimi anni di rimborsi elettorali. Solo negli ultimi 3 anni circa 47 milioni di euro.

E poi quelle intecettazioni in cui un boss della 'Ndrangheta fa riferimento al tesoriere leghista come suo uomo al Nord.
Nell'occhio del ciclone, Francesco Belsito, calabrese di origine, genovese d'azione, un passato non trasparente alle spalle e una rapida scalata ai vertici della Lega. Troppo rapida la resistibile ascesa, per non destare i sospetti e le perplessità di militanti e dirigenti nordisti.

Il mito della “superiorità” padana non muore oggi. Lo era da tempo. Lo è sempre stato.

Belsito, tarchiato, faccione paffuto e sembianti molto poco padani, giunge alla ribalta – delle cronache politiche – alla fine di febbraio, quando impazza la notizia degli investimenti dei soldi dei rimborsi elettorali in Madagascar e Tanzania. Investimenti a gran rischio, ma che promettono munifici margini di profitti. Pericolosi e incerti, ma evidentemente, all'epoca, fu il consueto 'celodurismo' leghista a prevalere sulla paura del rischio.
Ambizioso e furbo, questo Belsito. Molto furbo. Capisce, lui prima di noi, che la fine di febbraio, all'indomani dello scandalo degli investimenti di dubbia oculatezza, avrebbe portato con sé anche la sua testa e l'incarico di tesoriere. Sapeva di avere le ore contate e firma per questo la sua assicurazione sulla vita. Mors tua, vita mea, deve avere pensato Belsito, sebbene si possa dubitare che conosca le lingue.

Decide, per questo, di annotare, archiviare e parlare. Parla Belsito. A telefono, per strada. Parla molto e di cose di cui non dovrebbe. E' scrupoloso, il tesoriere. Meticoloso nell'archiviazione e nella registrazione delle spese.
Sono lunghe e interminabili le trascrizioni delle intercettazioni che i carabinieri dei Noe di Napoli trascrivono. Troppo dettagliate e precise, per essere casuali. Il tesoriere racconta delle spese a favore della famiglia del Capo Bossi e dei figli, effettuate con i soldi dei rimborsi statali; confida la frustrazione e la paura di essere silurato, a breve, con la collaboratrice Nadia Dagrada, la quale, al corrente dei soldi ricevuti dalla famiglia del Senatur, gli suggerisce la strategia e le parole da dire.

Belsito è l'emblema del familismo della Lega Nord e di un sistema, tipico del potere assoluto dell'oligarchia, che decreta, premiando, l'ascesa dei fedeli e sospetta di chiunque sospetti e invochi trasparenza.
Gli atti delle Procure di Napoli e Reggio Calabria parlano di circa un milione di euro, sottratto dalle casse del partito dal 2010 ad oggi, destinato da Belsito al sostentamento delle spese della famiglia de 'L'Umberto'.
E' di oggi la notizia che, nella cassaforte del tesoriere, i reparti del Noe e della Guardia di Finanza abbiano trovato una cartella con l'intestazione “The Family”. Dalle indiscrezioni che trapelano, pare che in essa siano contenuti i dettagli delle spese e dei versamenti alla famiglia Bossi. Documenti, email, migliaia di sms e ricevute erano già state sequestrate ieri.

I Bossi, che smentiscono di aver mai ricevuto un euro dalle casse del partito, da quante emerge, sembra che fossero oggetto di una contabilità fantasma e parallela.
I magistati sono convinti che sia stato Belsito, negli ultimi due anni, a pagare viaggi, macchine, avvocati, scorte, alberghi, a erogare mensili, ai due figli, Renzo, detto il Trota, e Riccardo, più grande e problematico. Si parla di 670.000 euro stornati da Belsito, dal bilancio 2011 del partito, e destinati a pagare le spese pazze di Renzo, già consigliere della Regione Lombardia.

La ricostruzione dei magistrati - Renzo vuole la macchina nuova? Belsito invia un bonifico da 50.000 euro per la nuova Bmw. Il fratello Riccardo ha problemi nel pagare avvocati e decreti ingiuntivi? Nessun problema, salda Belsito.
Servono finanziamenti per la “Bosina”, la scuola privata di Emanula Marrone in Bossi, già baby pensionata a 39 anni? E' sempre Belsito a bonificare 300.000.
Non solo la famiglia Bossi, però. Riceve soldi anche la “nera”- come la definisce Belsito nelle intecettazioni – Rosy Mauro, che per il suo Sin.pa. (sindacato padano, ndr) riceve circa 200.000 euro, oltre che un mensile di 29.000 euro.
La generosità del Tesoriere è pari alla sua meticolosità e allo scrupolo di contabile. Non perde, infatti, una ricevuta, una cedola, una fattura. Le allega al fascicolo personale, archivia e parla al cellulare, sapendo di essere intecettato.
Sanno, i due, di essere alle strette: «Gli dici (a Bossi, ndr): capo, guarda che è meglio sia ben chiaro: se queste persone mettono mano ai conti del Federale, vedono quelle che sono le spese di tua moglie, dei tuoi figli, e a questo punto salta la Lega”. “Papale papale glielo devi dire – aggiunge – Ragazzi, forse non avete capito che, se io parlo, voi finite in manette o con i forconi appesi alla Lega». Gli stessi con cui avrebbero voluto fare la rivoluzione.

 
 

[05-04-2012]

 
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