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Imprenditore romano si uccide per i debiti

la sua azienda era in fallimento. Nel Lazio oltre 1200 aziende hanno fallito

Troppi debiti. Non riusciva più a pagare gli stipendi agli operai e l'azienda era in fallimento. Un imprenditore di 59 anni, Mario Frasacco, nel pomeriggio di mercoledì si è ucciso nella sede della sua azienda a Pietralata sparandosi un colpo di fucile. L'uomo ha lasciato una lettera, chiedendo scusa ai familiari ed in cui si attribuisce i motivi del suo gesto estremo alle difficoltà economiche. L'uomo era il titolare di un'azienda di costruzioni e progettazione di alluminio, produceva infissi e finestre. Alcuni dipendenti, a causa del fallimento, erano già finiti in cassaintegrazione. A trovare l'uomo rientrando a casa nell'appartamento in via del Cottanello è stato il figlio di 19 anni. "Non immaginavo che la situazione economica della sua ditta fosse così grave - racconta un amico di Frasacco -. Non ha retto al peso di aver dovuto mettere in cassa integrazione almeno tre dei suoi dipendenti". Nei giorni scorsi, sempre a Roma, un corniciaio si era impiccato perchè la sua attività era in crisi.

"E' Il secondo suicidio di un imprenditore avvenuto nel giro di poche ore nella nostra città. Un fatto che ci lascia sgomenti e preoccupati. -dice Giuseppe Roscioli, presidente Confcommercio Roma - Sapere che alla radice di questi drammatici gesti ci sono cause economiche, storie di fallimenti aziendali, è ancora più scioccante perché significa che la crisi sta cominciando a colpire le vite stesse degli imprenditori e non più solo le loro attività".

1200 fallimenti nel Lazio nel 2011 - Sono oltre 1.200 le aziende del Lazio che hanno fallito nel 2011. I dati della Cgia di Mestre, scattano l'immagine della crisi nella regione di Roma Capitale e assumono drammatici contorni dopo gli ultimi due sucidi a Roma: di un artigiano (un cornicaiao) e di un imprenditore. "Ogni diecimila aziende attive ne falliscono 26,1 - spiega il segretario della Cgil del Lazio Claudio Di Berardino - e di conseguenza lo scorso anno sono state espulse dal mondo del lavoro oltre cinquemila persone. È un dramma troppo alto che sta pagando questo territorio". Oltre alla Cgia di Mestre c'è anche un altro specchio della crisi economica del mondo produttivo regionale: l'osservatorio sulla crisi di impresa del Cerved Group. Secondo l'indagine tra il 2010 e il 2011 nel Centro Italia, i fallimenti sono aumentati più della media nazionale (+9,5% rispetto al 2010, contro il +7,4% in Italia), "soprattutto per il forte incremento osservato nel Lazio (+23,4%). "È il drammatico segnale che le imprese, soprattutto le piccole e medie, stanno soffrendo più delle altre la recessione economica - commenta Angelo Camilli presidente della Piccola Industria -. Le imprese sono sempre più penalizzate dai forti ritardi di pagamento da parte della Pubblica Amministrazione e dalle grandi imprese, dal credit crunch, da una pressione fiscale non più sostenibile".
 
 

[04-04-2012]

 
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