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Guasto centro procreazione, Codacons chiede 2 milioni a coppia

il guasto sarebbe stato causato da una valvola lasciata aperta

Omicidio colposo e lesioni gravi: sono le accuse che lancia il Codacons. L'associazione dei consumatori ha presentato un esposto alla Procura di Roma, riguardo a quanto è accaduto al centro di Procreazione medicalmente assistita del San Filippo Neri. Nell'ospedale romano martedì 27 marzo, a causa di un incidente all'impianto di crioconservazione, sono andati perduti 94 embrioni, 130 ovociti e cinque campioni di liquido seminale. L'associazione dei consumatori per il risarcimento danni chiede fino a due milioni di euro a coppia, in particolare quelle che non potranno più avere un bambino. Per Codacons infatti "deve essere considerato lo stesso tipo di danno per la morte di un embrione all'interno di una donna incinta": sono da calcolare infatti anche i danni per eventuali "malattie fisiopsichiche" causate dallo stress "con probabili conseguenze permanenti". Secondo l'associazione, a cui si sono rivolte circa otto coppie sulle 34 coinvolte dall'incidente, potrebbero emergere responsabilità a carico della Regione Lazio (nella persona del presidente), dell'Asl di zona, dello stesso San Filippo e della Air Liquide, la ditta responsabile dell'impianto di refrigerazione. "La questione etica non ci interessa - ha spiegato il presidente Rienzi - Queste coppie hanno ricevuto un danno e noi le difenderemo".

L'ispezione al San Filippo Neri disposta dal ministero della Salute, sembra aver fatto luce sulla dinamica dell' incidente. A causarlo sarebbe stata una valvola lasciata aperta, che, insieme alla rottura dell'impianto di condizionamento del locale nel quale sono ospitati gli embrioni, avrebbe causato un calo repentino del livello di azoto. Calo che i tecnici della Air Liquide (che aveva immediatamente aperto una indagine interna) non avrebbero saputo interpretare correttamente come l'effetto di un malfunzionamento, rimandando l'intervento sul posto. Al loro arrivo, martedì 27 mattina, gli embrioni erano già perduti. Resta la questione della valvola: chi l'ha lasciata aperta? A chi afferma che essa sia accessibile da chiunque, il dg dell'ospedale Domenico Alessio ribadisce che l'intera area è protetta da chiave, e raggiungibile solo dai tecnici della ditta. Il che lo porta a liquidare qualunque ipotesi di manomissione dolosa.
 
 

[04-04-2012]

 
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