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Romanzo di una strage

di Marco Tullio Giordana. Con Valerio Mastandrea, Pierfrancesco Favino

di Francesco Picerno

Milano, 12 Dicembre 1969, alle 16:37 una bomba esplode alla Banca Nazionale dell'Agricoltura, muoiono 17 persone. Luigi Calabresi è il vice responsabile della Polizia Politica della questura di  Milano e interroga Giuseppe Pinelli,  giovane anarchico che  tre giorni dopo l'attentato morirà precipitando dalla finestra dell'ufficio dello stesso Calabresi.

Marco Tullio Giordana, quattro anni dopo SANGUE PAZZO, torna alla regia affrontando una delle pagine di storia più delicate del nostro paese. L'epoca è quella della fine degli anni 60, dove contestazione e attentati terroristici andavano a braccetto. Sinistra estrema e destra eversiva sono i protagonisti di questo periodo storico e di questo film, dove si vedono servizi segreti deviati, CIA e forze armate ad operare un controllo occulto di quegli anni.

Il racconto di Giordana cerca di ispirarsi al cinema civile, quello che ha reso celebri registi come Rosi, Damiani o Petri. La ricostruzione è impeccabile, sia dal punto di vista dei costumi, che della scenografia. E inoltre la confezione visiva è di buon livello. Ma a questo il cinema italiano è abituato. In ROMANZO DI UNA STRAGE, più che un'inchiesta, Giordana mette in scena un film decisamente didattico, dove sembrano mancare le cose essenziali per farne un film affascinante: punto di vista del regista e degli sceneggiatori completamente assente (lo script è ancora una volta affidato agli ormai prevedibili Rulli e Petraglia), fascino cinematografico dei personaggi debole e a tratti inesistente (se si esclude il Calabresi interpretato da Mastandrea). Il film quindi non osa, non evolve e cerca di affrontare i vari intrecci e fatti senza dare troppe risposte, ma soprattutto senza nutrire dubbi davvero inquietanti nello spettatore.

Come non soddisfano attori anch'essi ultra professionali, che sembra però di rivedere a ripetizione schematica in ogni pellicola (su tutti Pierfrancesco Favino, continuamente in balia di personaggi e di dialetti diversi da affrontare quasi per sfida). Per chiudere in bellezza con una Laura Chiatti pessima nell'interpretazione e insignificante come ruolo femminile. Viene da dire quindi che il film voglia accontentare chi dei misteri d'Italia vuole solo la facciata e l'approccio scontato, oltre che politicamente corretto. Ed in questo basta vedere, da contraltare, come altre opere e spettacoli teatrali hanno affrontato un fatto scottante come quello appunto del "suicidio" dell'anarchico Pinelli.
 



votanti: 2
Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[29-03-2012]

 
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