Giornale di informazione di Roma - Venerdi 28 novembre 2014
 
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L'Acea Roma passa a Caserta

Ancora una tenue speranza per i playoff

Arriva a Caserta, nel posticipo televisivo, la 650esima vittoria in assoluto nel campionato italiano della Virtus Roma. Un traguardo numericamente importante che coincide con un successo che tiene accese le flebili speranze playoff della formazione capitolina. I ragazzi allenati da Calvani sono passati 80-90 sui resti della Juve Caserta, alle prese con una disperata situazione societaria, che l'ha privata, a stagione in corso, di prezzi pregiati del proprio roster.

Una vittoria di cui Roma non poteva assolutamente fare a meno, e che è arrivata a fronte di una superiorità fisica a tratti impressionante, come testimonia il dato dei rimbalzi, davvero clamoroso per una partita di serie A, un 50-25 che si commenta da solo. Sarebbe stata quindi un impresa difficile perderla questa partita, e Roma va detto ci ha anche provato, durante un terzo quarto da orrore, concluso con 27 punti al passivo e sotto di sei nel punteggio, ma solo grazie ad un funambolico gioco da cinque punti di Maestranzi, che sul finire di frazione ha prima subito fallo su un tiro da tre realizzato, e poi si è raccolto il proprio tiro libero aggiuntivo sbagliato, per realizzare ulteriori due punti.

E' stata quella in definitiva la scossa per il successivo allungo dei romani, giovatisi nel quarto quarto del ritorno in grande stile di Gigi Datome, fuori quasi subito per tre falli in avvio di gara, e che nei dieci minuti conclusivi e decisivi ha prodotto tutto il suo, affatto trascurabile, fatturato. L'Acea, nei dieci minuti finali, con un quintetto basso con Slokar numero cinque, ha cominciato a difendere sul serio, e per Caserta si è spenta definitivamente la luce, tenuta accesa a lungo e con grande orgoglio da tutti i componenti dello scarno roster bianconero, su tutti ovviamente Andre Collins.

In avvio di gara Calvani si era affidato soprattutto a Jarvis Varnado, praticamente inarrestabile spalle a canestro per totale mancanza di avversari. Ma se l'esplosività fisica del centro americano portava punti, rimbalzi e stoppate, la sua svagatezza tattica, soprattutto negli aiuti sul pick and roll, consentiva canestri facili, da sotto o da lontano, ai casertani. Ne è prova il suo plus-minus, che a fronte di ben 29 minuti di utilizzo, registra un eloquente -7. 

Da sottolineare nel primo tempo, condotto abbastanza agevolmente dai romani, e concluso sul più sei (35-41) la prova di Marco Mordente, finito ultimamente ai margini nelle rotazioni, e che chiamato in causa per i contemporanei tre falli di Datome e Tucker, ha risposto come ai bei vecchi tempi, con un paio di canestri dalla lunga distanza che hanno contribuito a tenere a distanza la Juve, ed anche ad innervosire un tantino il pubblico di casa.

Nel terzo quarto, come detto, Roma tornava in campo evidentemente con supponenza, e non pareva vero a Collins, Smith, Stipanovic e compagnia (poca...) di poter aggredire fin dal primo palleggio una difesa davvero indegna di essere chiamata così. Il parziale era terrificante, un 27-15, che sarebbe potuto essere ben peggiore senza la succitata prodezza di Maestranzi.

Una volta toccata la parità, però, il 65-65 del 33', a capo di un 9-0 di parziale per reagire al massimo svantaggio (65-56 sulla bomba di Maresca), la Virtus, con sette punti in fila di Datome, prendeva definitivamente il largo per una vittoria tanto scontata quanto imprescindibile. Passava evidentemente dalle parti della Reggia l'ultimo, affollatissimo, treno per la post-season, che ridarebbe un poco di ossigeno al moribondo basket romano, e che per la verità, viste le potenzialità comunque alte della compagine giallorossa, sarebbe comunque nella logica delle cose.

Inutile dire che le sette partite che rimangono fino alla fine della regular season rappresentano altrettante finali, con la certezza, suggerita dalla classifica, che se ne potrà perdere non più di una. La prossima, domenica alle 20.30, sarà già uno spareggio, contro la Benetton Treviso che all'andata letteralmente umiliò la versione peggiore, e la scelta è ampia, dell'Acea Roma 2011-2012.

Andrea De Paolis

[25-03-2012]

 
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