Giornale di informazione di Roma - Lunedi 26 settembre 2016
 
Seguici sui social:

 
 
 
 
 
Cronaca Giudiziaria
 
» Prima Pagina » Cronaca Roma » Cronaca Giudiziaria
 
 

Via Poma, secondo la perizia sul corpo di Simonetta dna di tre uomini

il morso di Busco non sarebbe compatibile. L'avvocato Loria: "Impossibile attribuire lesioni sul capezzolo di Simonetta ad un morso"

Ancora un colpo di scena nel processo che vede imputato Raniero Busco per l'omicidio di Simonetta Cesaroni, la ragazza uccisa in via Poma con 27 coltellate il 7 agosto del 1990. In uno dei campioni di tracce biologiche prelevate sul corpetto di Simonetta risulta “con certezza la presenza di almeno tre soggetti maschili”. Lo sostengono i periti nominati dalla Corte d’Assise d’Appello per far luce sulla vicenda. La presenza di tre soggetti di sesso maschile è stata individuata nel settimo campione prelevato dalla parte sinistra del corpetto. Comparando tale traccia con il profilo genetico dell’imputato gli esperti rilevano come “a mancanza di alcune caratteristiche proprie del profilo genetico di Busco potrebbe essere ricondotta ad artefatti di amplificazione o alla loro reale assenza dal profilo. Inoltre -sempre secondo la perizia- non sarebbe un morso la ferita individuata sul capezzolo sinistro di Simonetta Cesaroni,

"Non siamo ancora vicini all'assoluzione. Il processo è ancora tutto da discutere. È sicuramente positivo il fatto che i periti abbiano supportato, con il loro esame, la tesi difensiva -ha detto l'avvocato di Busco, Paolo Loria- Va sottolineato, adesso, ancora una volta, che è impossibile attribuire le lesioni sul capezzolo di Simonetta ad un presunto morso che le avrebbe dato il mio assistito Raniero Busco".

Prossima udienza 27 marzo - Saranno illustrati nell'udienza del 27 marzo i risultati della superperizia che la Corte d'Assise d'Appello disposta il cinque dicembre scorso. Una perizia chiesta dai legali dell’ex fidanzato di Simonetta, Raniero Busco, già condannato per omicidio volontario in primo grado a 24 anni di reclusione il 26 gennaio 2011. I risultati del lavoro degli esperti potrebbero aprire la strada ad un ribaltamento della sentenza di condanna visto che conclude che le lesioni sul seno della ragazza non sono attribuibili ad un morso. “Le due minime lesioni escoriative seriate poste al quadrante supero-mediale della base d’impianto del capezzolo sinistro – si legge nella perizia di oltre 260 pagine - non sono in grado di configurare alcun morso, oltretutto mancando l’evidente traccia di opponente, per cui restano di natura incerta”. Le lesioni, per gli esperti “potrebbe essere di tutto”. L'ipotesi del morso era stata nel processo di primo grado una delle prove principali contro Busco.
 
 

[21-03-2012]

 
Lascia il tuo commento
 
 
 
  CORRELATE