Giornale di informazione di Roma - Venerdi 19 dicembre 2014
 
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Ennesimo stop per l'Acea Roma

La Virtus butta la vittoria. Cantý ringrazia e vince di un punto.

Gli ultimi sgoccioli del basket di vertice a Roma regalano, in questo sabato pomeriggio televisivo, una efficace sintesi dei tanti "vorrei ma non posso" perpetrati nel corso degli anni dalla ormai moribonda Virtus Roma ai suoi sempre più sparuti tifosi e simpatizzanti.

Una partita che si sarebbe dovuto comodamente vincere, si trasforma invece in una "onorevole" sconfitta, e viene quindi accolta con malcelata soddisfazione dallo staff tecnico, e presubilmente anche dai giocatori, appagati dal non essere stati umiliati in diretta televisiva.

Quanto a vincerla, la partita, quello no. Non era previsto. Come la peggiore delle provinciali che va a giocare a San Siro ed esulta se non ne prende più di tre, l'ultima edizione (a questo punto ce lo auguriamo con tutto il cuore) della Virtus Roma esce a "testa alta" (si dice così, no?) dal Pianella di Cantù, lasciandoci anche le ultimissime speranze di qualificazione ai playoff.  

La squadra di casa vince all'ultimo respiro, 73-72, una partita che in realtà anche i muri del palazzetto sapevano che avrebbe vinto. Priva di Basile e Cinciarini, ai locali è bastato insistere il più possibile sull'asse play-pivot, nella fattispecie Perkins e Shermadini, senza andare a chiedere troppo agli altri se non forse qualcosina di più a Leunen, per tenere sempre sotto nel punteggio i deferenti romani, che mai si sarebbero permessi di fare uno sgarbo ai ben più titolati padroni di casa.

Il vantaggio col quale Cantù ha sempre guidato la contesa ha oscillato tra i dodici punti (56-46 al 29') e i due, con Roma a fare un insensato elastico, senza mai riuscire a prendere in mano la partita, come invece lo scartamento ridotto col quale viaggiavano i locali avrebbe suggerito ad una squadra vera. Questi bravi professionisti in maglia giallorossa, invece, nelle occasioni in cui sarebbe stato possibile fare la voce grossa, se ne sono ben guardati.

Citiamo in ordine sparso una serie di oscenità che hanno causato l'ennesima sconfitta: in uscita da un timeout, con palla in mano e pochi secondi sul cronometro, Mordente non si accorge di nulla e commette infrazione di 24 secondi; 0/2 di Clay Tucker ai tiri liberi (la "prima punta" chiuderà con 7 punti i suoi interminabili 37 minuti di utilizzo.....); Gordic, di cui non si ricordava il passato nella NCAA dai 45 secondi a possesso, ne trascorre 24 palleggiando senza che altro accada; Brunner fa 0/2 dalla lunetta, ma si raccatta il proprio rimbalzo, apre per Mazzarino che segna da tre (questo un autentico classico in casa Virtus, in confronto Real-Barca è una novità);

E concludiamo con il gioellino, il capolavoro di giornata, l'autogol alla Niccolai che di fatto concede la vittoria a Cantù: sotto di uno, nell'ultimo minuto di gioco, i padroni di casa attaccano l'area colorata con l'esperto Perkins. Maestranzi commette fallo, e Varnado, in un impeto di giovanile atletismo, sale a stoppare in evidente parabola discendente, regalando così i due punti della vittoria. Poco conta, infatti, che il libero aggiuntivo venga sbagliato, che sul rimbalzo Datome subisca fallo e realizzi, dalla parte opposta i suoi primi due punti della partita, che restituiscono l'effimero vantaggio all'Acea, di lì a poco ancora trafitta dalla penetrazione di Perkins, con i liberi, questi sì, a bersaglio per la vittoria. Sull'inutile, e scelto assai male, con cinque secondi ancora sul cronometro e rimessa a metà campo, tiro di Dedovic (nettamente il migliore dei giallorossi) si chiudeva il sipario sulla stagione agonistica dell'Acea Roma.

Quello che ci accompegnerà d'ora in poi sarà una lenta agonia verso la fine del basket di serie A nella Capitale d'Italia, senza alcuna speranza nè sportiva nè gestionale, ma, lo ripetiamo, a questo punto prevale un senso di liberazione. Lasciatela morire questa Virtus, questa non è più vita. Verrà il tempo della nostalgia, adesso è meglio l'eutanasia.
Andrea De Paolis 

[17-03-2012]

 
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