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Un anno fa il ritrovamento del corpo mutilato all'Ardeatina

ancora senza un nome la vittima, a 12 mesi dall'omicidio solo ipotesi

In un campo, tra colline e casolari, un luogo isolato tra via Ardeatina e via Laurentina: è lì che esattamente dodici mesi fa, in via di Porta Medaglia, viene scoperto il cadavere di una donna. È da quel ritrovamento che comincia uno dei gialli più complessi della storia criminale di Roma.

Della vittima infatti rimane solo un tronco vuoto. Tagliata la testa, tagliate le gambe, asportati gli organi interni. Un lavoro macabro ma eseguito con precisione. La donna è stata assassinata con dei fendenti alla schiena, ma in un luogo diverso da quello del ritrovamento. Si sa poco sulla sua morte e ancor meno della sua vita: aveva tra i 20 e i 35 anni, alta tra l’1,71 e l’ 1,79, taglia 44, carnagione chiara, fumatrice. Poco, pochissimo. E le indagini si arenano.

Non è servito neanche divulgare alcuni particolari. Le unghie smaltate di rosso con delle decorazioni a forma di goccia, le foto del giubino nero e della maglietta bianca che la donna indossava, un anello di metallo. Niente, come niente è arrivato dall’esame delle tracce di dna trovate sul cadavere: tutte appartenenti alla vittima.

A distanza di un anno esatto, il mistero della donna ritrovata in quel campo all’Ardeatino resta tale: un giallo come a Roma non se ne erano mai visti. La mafia nigeriana, un regolamento di conti nel mondo della prostituzione, un delitto rituale, la macabra opera di un pazzo, forse un nuovo serial killer. Tante ipotesi, nessuna certezza.
 
 

[08-03-2012]

 
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