Giornale di informazione di Roma - Martedi 27 settembre 2016
 
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Cosa ci fanno i No-Tav a Roma? Solo rumore?

Un migliaio di partecipanti bloccano la Capitale e la Tangenziale Est, dopo tensioni con forze dell'ordine e giornalisti

Di Enrico Ferrara

Un sabato a dir poco impegnativo per la Capitale. Anche per i cittadini e per la viabilità della città. Oltre al corteo degli edili e la manifestazione de La Destra di Storace, si è svolta anche quella dei No-Tav. La domanda, però, sorge spontanea. Cosa ci facevano i No-Tav a Roma?

Mentre in Val di Susa la protesta infiamma e assume i connotati della resistenza violenta e della sistematica contrapposizione fisica alle forze dell'ordine, con l'unico obiettivo sembra il ritiro dello Stato, in tutta Italia, dalle Alpi fin alla Puglia, si stanno diffondendo a macchia d'olio le manifestazioni dei No-Tav
Viene il sospetto legittimo, non confermato ma insinuato, che non sempre siano espressioni genuine e sincere di un dissenso ponderato. Quello che sembrava, fino a poco tempo fa, un movimento localistico ed isolato, confinato territorialmente ed ideologicamente tra le valli piemontesi, sembra aver preso piede in tutta la penisola.

Espandendosi geograficamente la contestazione, assume nuova veste anche la natura dello scontro.
Non può più essere ridotto all'opposizione naturale  e fisiologica delle popolazioni che subiranno, in una valle ancora incontaminata, l'arrivo di una modernità così irruenta e violenta. Assume, infatti, man mano che si propaga e cresce di intensità, i connotati foschi di una contrapposizione allo Stato e alle sue ragioni. La consuetudine è che le manifestazioni contro l'Alta Velocità, le cui ragioni sono davvero distanti dalla quotidianità dei cittadini romani, diventino solo occasioni di scontri violenti e di tafferugli.

Sabato, un migliaio di manifestanti, imprevedibilmente, hanno violato il percorso del corteo concordato con la Questura, occupato seppur pacificamente la sede di Repubblica e aggredito una troupe di Rainews e feritone il cameraman. Scontri e tensioni duri con i giornalisti, che volevano sapere di più. Non contenti, hanno occupato infine, dopo aver rivolto contro gli agenti di polizia petardi e fumogeni, la Tangenziale Est, bloccando l'ingresso autostradale per l'A-24.Le ragioni, anche le più nobili, si perdono di fronte all'inspiegabile ostinazione dello scontro, della violenza gratuita, del frastuono.Rischiano di non farsi capire né accettare. Verranno, ma già lo sono, identificati come provocatori e sfascisti di professione, dato anche il contenuto della relazione del Capo della Polizia Manganelli che ha portato alla luce come il movimento anarchico sia ben organizzato e reattivo. Una lama sottile di violenza che cerca spazi per colpire.Infiltrati e violenti saranno sparsi in tutta l'Italia e saranno stati di certo presenti alle manifestazioni No-Tav. Obiettivo: destabilizzare e creare tensione. 

Sarebbe riduttivo e superficiale ridurre le ragioni della protesta dei val-susini a questo.
Il sospetto che anche a Roma ci fossero infiltrati, lontani dalle vere ragioni dell'opposizione all'opera pubblica, pronti a cogliere la prima occasione per creare tensione, è venuto. E viene ogni volta che i cortei degenerano come quello di sabato e come molti altri prima. All'indomani del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, è amaro prendere coscienza di come il popolo italiano trovi unità e coesione nell'opposizione, spesso violenta e intollerante, nei confronti dello Stato. E chissà se a Tiburtina, nel giorno della protesta No Tav, qualcuno parlasse del derby di domenica.
 
TAG: No-Tav - no tav
 

[05-03-2012]

 
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