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Non ho bisogno di stare tranquillo

di Vittorio Giacopini

di Paolo Tripaldi

La storia romanzata dell'anarchico Errico Malatesta rivive nelle pagine dell'ultimo libro di Vittorio Giacopini “Non ho bisogno di stare tranquillo – vita straordinaria del rivoluzionario più temuto da tutti i governi e le questure del regno”. Chiuso in un appartamento di via Andrea Doria, nel quartiere Trionfale di Roma, l'ormai anziano Malatesta nel racconto di Giacopini ripercorre le tappe della sua avventurosa esistenza piena di delusioni, esili forzati, rimorsi, carcere ma sempre colma di speranza per un domani che non sarebbe mai arrivato.

Il racconto parte proprio da via Andrea Doria, da una targa 'seminascosta' che tutt’oggi ci ricorda dove Errico Malatesta, definito "l'apostolo della liberta'", mori' nel 1932, piantonato dalle regie guardie, separato dal mondo esterno, attaccato ad una bombola d'ossigeno.

Ma di quartieri e strade Malatesta ne aveva visti davvero tanti: Londra, Parigi, New York, Buenos Aires, fino alla Patagonia. In tutti i paesi dove aveva abitato e lavorato, era abile elettricista e riparatore di biciclette, aveva sempre avuto in testa il ritorno in Italia per realizzare la rivoluzione. Pedinato dalle Polizie di mezzo mondo era alla fine giunto in via Andrea Doria in quelli che sembravano arresti domiciliari: non poteva ricevere nessuno e non poteva far visita a nessuno per non compromettere anche le sue amicizie.

"Mussolini che lo conosceva bene - scrive Vittorio Giacopini - tutto sommato gli aveva giocato lo scherzo peggiore. Libero, sì, ma libero di non fare un accidente, di starsene a casa. Libero soltanto per avere agio e modo e tempo di intristirsi".

Giacopini ci consegna anche la figura di un Malatesta anarchico ma sempre pronto a condannare chi sbaglia.
"Questi anarchici che non vogliono giudici - dice Malatesta nel racconto di Giacopini - non vogliono tribunali, si fanno poi essi stessi giudici e carnefici e condannano a morte e giustiziano quelli che essi giudicano inutili. Nessun governo ha mai fatto confessar tanto! Cosi' per le esplosioni. Per uccidere un meschino procuratore si rischia di uccidere cinquanta innocenti... Una rivoluzione nella quale trionfassero questi istinti sarebbe una rivoluzione perduta. Questi anarchici pare si vogliano fare distributori di grazia e giustizia e ciò non è niente affatto anarchico... noi dobbiamo essere dei liberatori".

Tra comizi nelle piazze e nei locali Malatesta nel primo dopoguerra, quando la popolazione era impoverita e allo stremo, perse l'appuntamento con la storia. Nessuno sembrava davvero dargli retta e questo spianò la strada alla rivoluzione fascista.

Nel 1921 Mentre era recluso in carcere a Milano insieme ad altri anarchici "qualcuno decise di vendicarli e farlo in grande stile" con una bomba al circolo teatro Kursaal Diana, bilancio 21 morti e oltre 100 feriti. "Gli idioti - scrive Giacopini - che avevano voluto lasciare quel segno di sangue e morte finivano soltanto per calare un sipario".

“Non ho bisogno di stare tranquillo” si legge tutto d’un fiato, lo stesso autore ci allerta che ha dovuto romanzare “una vita di avventure, di imprese, di riflessione, elusa nel silenzio, sottaciuta”, ha dovuto “ovviare al suo silenzio” ma come diceva lo stesso Malatesta “la leggenda è più vera della storia”.

Autore: Vittorio Giacopini
Titolo: non ho bisogno di stare tranquillo
Editore: Elèuthera 2012

[04-03-2012]

 
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