Giornale di informazione di Roma - Venerdi 30 settembre 2016
 
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6 Nazioni: l’Italia crolla a Dublino

Cinque mete a una per gli irlandesi, padroni del campo soprattutto nel secondo tempo

Irlanda-Italia è un film già visto: azzurri che partono bene, fanno vedere belle cose nel primo tempo, illudono i tifosi e poi spariscono nella seconda frazione. E così anche stavolta l’Italia fa i conti con una sconfitta, solo che in questo pomeriggio di fine febbraio è il punteggio a stordire: 42-10 per i verdi, una batosta che strozza l'entusiasmo per i progressi fatti vedere nelle ultime uscite. La terza Italia di Brunel è la più brutta vista fino a oggi. Il conteggio delle mete non lascia molto altro da dire: cinque a una per l’Irlanda, che nel secondo tempo ci lascia a secco e fa quello che vuole. 

Prima punizione per gli azzurri: Botes sbaglia. Secondo tentativo: stavolta la nostra apertura fa centro. Si può cominciare da qui: se l’Italia ha bisogno di due occasioni per fare punti, ai verdi ne basta una. E infatti Sexton al 10° pareggia. Eccoli i primi minuti di Irlanda-Italia. La partita si accende al quarto d’ora. I padroni di casa si guadagnano una punizione che giocano in touche: palla portata giù, azione insistita, alla fine meta di Earls. Sexton (definirlo cecchino è poco) trasforma. L’Italia va sotto ma da qui in poi fa vedere le cose più belle. C’è l’intensità giusta, buon ritmo, una varietà d’azioni anche grazie alla capacità di Botes di giocare sulla linea d’attacco: l’apertura azzurra sbaglia tanto dalla piazzola (imperdonabile) ma palla in mano dà quel qualcosa che mancava da tempo. Il problema è che i tre quarti azzurri non trovano mai il varco giusto: le linee di corsa sono sempre le stesse e così se si avanza è più per forza che per altro. Funziona la mischia e funziona la touche, gli azzurri si conquistano qualche punizione ma al 26° Botes è sfortunato perché al suo calcio (lontano e da posizione angolata) manca quel pizzico di forza in più: l’ovale sbatte sulla traversa e ricade tra le mani degli irlandesi. Ma è comunque l’Italia migliore, quella a cavallo della mezz’ora. Bravo Venditti, benissimo tutto il reparto delle terze: Zanni, Barbieri e Parisse nel primo tempo mettono le mani ovunque. Quel che manca è qualità e lucidità: l’immagine di tutto questo è il drop tentato da Botes al 29°, un calcio sballato quando forse si poteva provare qualcos’altro. Ma gli azzurri non si perdono d’animo. Al 32° Sgarbi raccoglie un ovale perso dagli avversari e si invola, Sexton lo ferma per un pelo. La velocità impressa da Gori costringe l’Irlanda ad arretrare e a soffrire. Stare nella metà campo dei verdi e premere sull’acceleratore alla fine paga. È il 35°: dopo un tentativo di sfondamento di Barbieri, l’Italia si ritrova a un soffio dalla linea bianca. Ovale nelle mani di Botes che è bravo a trovare Parisse: il capitano azzurro circumnaviga la difesa irlandese e schiaccia facilmente in meta. Botes la trasformazione non può sbagliarla e alla fine del primo tempo è 10-10. Solo che il primo tempo finito non è. L’Irlanda si rimette a macinare gioco, si guadagna una punizione, la gioca in touche, spinge in tutti i modi e alla fine manda Bowe a schiacciare alla bandierina. Per Sexton qualunque posizione è buona per centrare i pali. E il primo tempo si chiude così sul 17-10.

Gli azzurri rientrano in campo cercando di riprendere da dove avevano lasciato: muovendo il pallone, provando ad attaccare, consegnando a Botes il compito di inventarsi qualcosa. Ma l’apertura azzurra non riesce a far fare il salto di qualità e quando si presenta alla piazzola al 44° (pali lontani ma comoda posizione) l’ovale è calciato molto molto male. Sexton è tutt’altra storia: la mischia irlandese conquista falli che lui puntualmente trasforma in punti. Se ci si mette che l’Italia commette pure qualche errore di troppo riconsegnando possesso e territorio agli avversari, allora la fotografia del secondo tempo è fatta. I padroni di casa si piazzano nella nostra metà campo cominciando a giocare sul serio. Al 61° Sexton manda in meta ancora Bowe. I cambi di Brunel (Burton, Pavanello, Favaro e via via gli altri) non cambiano la storia: l’Italia sparisce e non riesce a combinare più nulla. Imprecisione negli attacchi, energie che calano e si portano via pure la fiducia; dall’altra parte invece un’Irlanda concentrata e capace di sporcare tutte le azioni azzurre anche con giocate al limite del regolamento. E così gli ultimi minuti di gioco per i verdi servono solo a dilagare. Al 76° il subentrato Court conclude in bellezza un’azione di forza giocata sulla trincea azzurra. E tre minuti dopo c’è gloria anche per Trimble che va a raccogliere l’ovale a metà campo e galoppa solitario lungo la linea laterale, fino a destinazione. È la quinta meta, Sexton da posizione impossibile stavolta sbaglia la trasformazione ma non cambia davvero nulla. Fischio finale, 42-10 per i verdi.

Se gli azzurri volevano vendicare l’eliminazione mondiale subita proprio dagli irlandesi, allora devono aver lasciato i propositi battaglieri a casa. Anzi, le due partite si assomigliano in maniera preoccupante: Italia incomprensibilmente latitante e irlandesi che colpiscono a ripetizione. E così anche oggi le speranze di fare il colpaccio si scontrano con la realtà dei fatti. Abbiamo più di qualche buon solista: il reparto delle terze linee è di livello assoluto, Venditti sembra non soffrire il suo primo 6 Nazioni, la prima linea anche senza i veterani se l'è cavata lo stesso. Ma non si può giocare un tempo solo e non si possono buttare via dalla piazzola una decina di punti a partita. C'è tanto da lavorare, l'Irlanda ce lo ha ricordato.

Antonio Scafati

[25-02-2012]

 
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