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Pronto soccorso romani e il miraggio di un posto letto

i tagli alla sanitÓ laziale incidono sul servizio dei pronto soccorso. Attese di giorni per un posto letto

I pronto soccorso romani, anziché medicine d'urgenza, spesso diventano veri e propri reparti in cui i cittadini sono costretti per giorni, in attesa che si liberi un posto letto. Non succede solo all'Umberto I, dove ogni giorno si accolgono più di 300 pazienti, ma anche nelle "meno oberate" strutture d'emergenza romane. Il sovraffollamento dei pronto soccorso nel Lazio è ormai un fenomeno congenito degli ultimi anni ed il perché va ricercato in più aspetti, sia politici che culturali; dai tagli dei posti letto dovuti al piano di rientro, le politiche del risparmio necessarie per recuperare soldi mal gestiti, le truffe alla sanità, fino alla scarsa attitudine dei cittadini a risolvere problemi di salute in strutture territoriali. Spesso, anche se non è necessario, i malati ricorrono al pronto soccorso.

Nel pronto soccorso del San Filippo Neri, un Dea di II livello, ogni giorno vengono accolte in media poco più di 100 persone. Circa un terzo rispetto all'Umberto I e al San Camillo. Anche al San Filippo Neri le attese sono diventate la prassi, così come in altre strutture d'emergenza laziali. Per il ricovero di un paziente con codice giallo, all'ospedale di via Trionfale si aspetta fino a tre giorni, i più fortunati se la cavano in 7 od 8 ore. Il pronto soccorso diventa un imbuto dove accedono decine e decine di pazienti. Sono soprattutto anziani che rimangono in attesa di un ricovero tra le stanze del pronto soccorso, sempre nella speranza che si liberi un posto letto. Addirittura, a causa del gran numero di accessi, anche gli strumenti necessari per un primo soccorso, come le barelle e le carrozzine, scarseggiano. Sul tema la Procura di Roma ha aperto un'inchiesta, senza ipotesi di reato né indagati, per far luce sulle condizioni in cui si lavora nelle strutture d'emergenza di Roma.

Il direttore generale del San Camillo ammette le difficoltà della sanità laziale, soprattutto nell'ultimo periodo. "Noi stiamo gestendo al meglio queste esigenze dei posti letto -spiega il direttore generale del San Filippo Neri Domenico Alessio- Usciamo ora dall'emergenza della neve che subito se ne aggiunge un'altra; quella che c'è in tutti pronto soccorso romani. Purtroppo sui 100 accessi che abbiamo giornalmente una grande percentuale è di persone anziane. Queste persone non trovano riferimento nelle strutture territoriali che dovrebbero fare da sbarramento per i grandi ospedali. Accedono troppe persone al pronto soccorso -continua Alessio- e ci sono anche degli accessi impropri che potrebbero essere risolti in altra sede. Credo che il problema si potrebbe risolvere partendo dai medici di base. Riguardo alla carenza di risorse, purtroppo sappiamo che la sanità laziale è commissariata e vive una situazione particolare. Siamo anche vincolati dal piano di rientro dal deficit. Ho sempre detto che le risorse ci sono ma devono essere utilizzate al meglio. Dobbiamo combattere gli sprechi -conclude- contrastare gli abusi ed i privilegi, che in sanità sono tanti".
I pronto soccorso romani, anziché medicine d'urgenza, spesso diventano veri e propri reparti in cui i cittadini sono costretti per giorni, in attesa che si liberi un posto letto. Non succede solo all'Umberto I, dove ogni giorno si accolgono più di 300 pazienti, ma anche nelle "meno oberate" strutture d'emergenza romane. Il sovraffollamento dei pronto soccorso nel Lazio è ormai un fenomeno congenito degli ultimi anni ed il perché va ricercato in più sapetti, sia politici che culturali; dai tagli dei posti letto dovuti al piano di rientro, le politiche del risparmio assoluto necessarie per recuperare soldi mal gestiti in passato fino alla scarsa attitudine dei cittadini a risolvere problemi di salute in strutture territoriali. Spesso, anche se non è necessario, i malati ricorrono al pronto soccorso.

Nella struttura d'emergenza del San Filippo Neri, un Dea di II livello, ogni giorno vengono accolte in media poco più di 100 persone. Circa un terzo rispetto ai pronto soccorso più affollati del Lazio come l'Umberto I e Tor Vergata.

Le attese sono diventate la prassi, al San Filippo Neri così come in altre strutture d'emergenza laziali. Per il ricovero di un paziente con codice giallo si aspetta fino a tre giorni, i più fortunati se la cavano in 7 od 8 ore. Il pronto soccorso diventa un imbuto dove accedono decine e decine di pazienti. Sono soprattutto anziani che rimangono in attesa di un ricovero tra le stanze del pronto soccorso, sempre nella speranza che si liberi un posto letto. Addirittura, a causa del gran numero di accessi, anche gli strumenti necessari per un primo soccorso, come le barelle e le carrozzine, scarseggiano.

Il direttore generale del San Camillo ammette le difficoltà della sanità laziale, soprattutto nell'ultimo periodo. "Noi stiamo gestendo al meglio queste esigenze dei posti letto -spiega il direttore generale del San Filippo Neri Domenico Alessio- Usciamo ora dall'emergenza della neve che subito se ne aggiunge un'altra; quella che c'è in tutti pronto soccorso romani. Purtroppo sui 100 accessi che abbiamo giornalmente una grande percentuale è di persone anziane. Queste persone non trovano riferimento nelle strutture territoriali che dovrebbero fare da sbarramento per i grandi ospedali. Accedono troppe persone al pronto soccorso -continua Alessio- e ci sono anche degli accessi impropri che potrebbero essere risolti in altra sede. Credo che il problema si potrebbe risolvere partendo dai medici di base. Riguardo alla carenza di risorse, purtroppo sappiamo che la sanità laziale è commissariata e vive una situazione particolare. Siamo anche vincolati dal piano di rientro dal deficit. Ho sempre detto che le risorse ci sono ma devono essere utilizzate al meglio. Dobbiamo combattere gli sprechi, gli abusi ed i privilegi che in sanità sono tanti".
 
 

[24-02-2012]

 
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