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Calamity Gianni ovvero quando la sfortuna si accanisce su un Sindaco!

La cattiva sorte non risparmia Alemanno e la sua giunta, tra sventura e destino beffardo

Un primo cittadino sfortunato di Enrico Ferrara

La letteratura classica ha sempre indagato e descritto, con lo stupore e il fascino dell'inspiegabile, le vicende umane dell'eroe sfortunato. All'ombra, nera e scura, dell'eroe coraggioso e vincente, cui la sorte sorride, c'è sempre, in disparte, l'antieroe meno bello e meno vincente. Sfortunato e vessato da una sorte che lo irride. Forse più intelligente e astuto. Spesso, anzi a volte, non lo si neghi.

Il Sindaco di Roma Gianni Alemanno, non per intelligenza né per virtù – sarebbe ingiusto e scortese riconoscerlo – incarna perfettamente i sembianti, ma non le vesti, dell'eroe sfortunato. Un tempo, delle loro gesta e imprese si riempirono le pagine indimenticate della tragedia classica; oggi la cronaca dei quotidiani. Dire che la sorte, il destino o il fato – si lascia, in tempi di democrazia tecnica come questi, ampia libertà ai lettori di scelta lessicale – si sia abbattuto sul povero, per disgrazie acquisite sul campo, Sindaco è forse dire poco.

Si sa, il destino è beffardo ed imprevedibile, ma l'accanimento contro Gianni ha i tratti dell'incredibile. La Fortuna, infatti, non ha girato molto per la giunta capitolina in questi ultimi anni. Anzi, ha girato loro le spalle.

L'ostinazione e la perseveranza di un malevolo destino hanno cominciato ad intuirsi all'alba dei rimpasti di giunta, il cui insediamento, per ben due volte, fu annullato dal Tar del Lazio per mancato rispetto delle quote rosa. Quando si dice che non esiste più la cavalleria di un tempo! Non si era, però, ancora sazi e per questo dopo il rimpasto, ci si mise, ad insistere pervicacemente, lo scandalo della Parentopoli “ all'amatriciana” di Ama-Atac. La magistratura, nonostante le piccate dichiarazioni e rassicurazioni di estraneità del Sindaco, ci ha voluto vedere chiaro. Indaga per ora.

Sommersa da una sorte infausta e caìna, quel 10 ottobre del 2010, non fu solo la giunta capitolina. Perché letteralmente lo fu tutta la Capitale, annegata in una pioggia violentissima, che mise in ginocchio per giorni l'intera città. Come spesso accade, si fecero trovare impreparati. Quella volta, però, ad essere sbagliate non erano certo le previsioni meteo fornite dalla Protezione Civile.

L'insolito destino colpisce, ferisce e travolge. Proprio come quell'infame 14 dicembre del 2010, quando, in occasione del voto di fiducia al governo Berlusconi, migliaia di giovani teppisti misero a ferro e fuoco il centro, dando alle fiamme auto e negozi. Gli estintori e i celerini, si sa, a Roma, non bastano mai!

Neanche a farlo apposta, il 15 ottobre 2011- e questo avvalora la tesi della cospirazione intergalattica di sfiga cosmica- un' anno dopo, durante la manifestazione degli Indignati italiani, le devastazione e gli scontri si spostano a san Giovanni. L'anno 2011 è il più brutto per Roma Criminale. La mala vita ha in mano le reti occulte della città. Imperversa la criminalità organizzata, ormai avvinghiata ai gangli vitali ed ai centri economici. Si uccide di giorno e di notte. Ovunque sia necessario. In centro ed in periferia. In Prati come a Torrevecchia. Per Gianni, che aveva costruito sulla sicurezza pubblica il suo programma elettorale, è un colpo durissimo.

Il 2012 è da poco cominciato che già affanna le sorti del primo cittadino e dei suoi congiuntivi.
In principio fu la neve del 3 febbraio che bloccò la città. Soffici fiocchi, scesi copiosi, presero in ostaggio Roma e i romani. Stretti in una morsa tanto soffice quanto letale.
Il 14 di questo mese, a dispetto di ogni previsione e di qualunque “guinness degli sfigati”, Gianni ha battuto se stesso. E' stato Record. In una sola giornata, infatti, il governo ha bollato come non fattibile il piano di candidatura ai giochi olimpici del 2020, su cui molti centri di potere, non solo sportivo, speravano; poi il Tar ha annullato le ordinanze anti cortei, giudicate incostituzionali.

Dulcis in fundo, lo scandalo di Roma Metropolitane e le conseguenti dimissioni dell' A.d. Federico Bortoli. Una relazione impietosa della Corte dei Conti, già depositata in Parlamento, non solo certifica che ci vorranno 6 miliardi di euro per completare la linea C – dai 2 miliardi impegnati e preventivati – ma dichiara che della cifra di 3,5 miliardi di euro già spesi molti se ne sono andati in milioni di euro di consulenze sospette e stipendi spropositati. La magistratura ordinaria intanto indaga. Nel mentre, la giunta sembra in pieno calcio mercato. Via l'eurodeputato Antoniozzi dall'assessorato al Patrimonio, ma subentra al suo posto Lucia Funari, scelta anche in vista di una nuova sentenza sulla quote rosa.
Fortuna audaces iuvat. Audacia, Gianni, Audacia!
 
 

[21-02-2012]

 
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