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Aspettando Godot

fino all'11 marzo al Teatro Casa delle Culture

Debutta martedì 23 febbraio al Teatro Casa Delle Culture Aspettando Godot, il capolavoro di Samuel Beckett per la regia di Claudio Capecelatro con Claudio Capecelatro, Marco Carlaccini, Giorgio Di Donato, Alessandro Gruttadauria e Roberto Zorzut. Lo spettacolo, prodotto dall’Associazione Culturale Sipariodrammaflucù e la Compagnia degli Intonsi e sostenuto dall’Istituto Italiano per gli studi filosofici, sarà in scena fino a domenica 11 marzo.

Un’opera incantatrice, magica, fascinosamente “ambigua”; una gara o sfida (magari perduta in partenza) che coinvolge l’interesse e la partecipazione del pubblico in un’attesa tanto assurda quanto profondamente umana. Ironico, surreale, irresistibilmente comico. Personaggi che si agitano in un modo disinvoltamente clownesco e trascorrono la loro giornata umana “come se niente fosse”, in circostanze tanto raggelanti di un’ esistenza moderna costituita da un mondo desolato, spento - immenso e silenzioso deserto! - contro cui è inutile ribellarsi. Eppure, il contrasto che nasce tra questo catastrofico “nulla” ed i loro discorsi, i loro gesti, le loro smanie (meno ingenui ed incoscienti di quanto non appaia a prima vista), il tentativo di popolare questo silenzio, nasconde l’intenzione di non soccombere, di movimentare questa condizione.

Aspettando Godot
Di Samuel Beckett
Regia Claudio Capecelatro
Con Claudio Capecelatro, Marco Carlaccini,
Gruttadauria; Roberto Zorzut
Scene Andrea Croci
Luci Giuseppe Romanelli
Costumi Sartoria teatrale Il sipario
Ufficio stampa Rocchina Ceglia 3464783266

Casa delle Culture
Via San Crisogono 45 Roma
Dal 23 febbraio all’11 marzo 2012
Dal martedì al sabato ore 21.00
Domenica ore 18.00
Tel 06 58333253 – 06 58157182
Biglietti
Intero 15.00 euro
ridotto 12.00
studenti 8.00
NOTE DI REGIA - Una regia su Beckett potrebbe sembrare un atto di presunzione. Ciò sia perché ci troviamo di fronte ad un autore per troppi aspetti impenetrabile ed indecifrabile (intorno alla sua opera si è sviluppata una sterminata letteratura di critici autorevoli e profondi) sia perché il suo teatro è stato sottoposto ad innumerevoli regie condotte con i più sofisticati mezzi di osservazione. En attendant Godot è l’opera teatrale di maggior successo dalla fine dell’ultimo conflitto mondiale, la rappresentazione più plastica, o più riuscita - al limite della divulgazione - della filosofia della negazione assoluta. Nessun altro autore, sul quale si è polarizzata l’attenzione del pubblico teatrale mondiale, come della stessa critica, ha suscitato altrettanta curiosità, interesse, o ha esercitato pari potere d’attrazione, addirittura paralizzante. Eppure, se l’illeggibilità è il dato più evidente dell’opera beckettiana (Beckett stesso ammetteva di essere illeggibile, di dissociarsi intellettualmente nei labirinti di parole che prelevava dal patrimonio comune, di essere addirittura affetto da lalofagìa) ed il presupposto del successo è sempre, comunque, la leggibilità, è proprio qui che nasce la sorpresa: come mai i maggiori consensi sono toccati proprio a Beckett (anzi neppure a Beckett, ma ad una sua opera, En attendant Godot), che tra gli autori di teatro del nostro tempo è certamente il più oscuro, l’oscuro per eccellenza? Si possono azzardare due ipotesi: o il successo di Godot è un fenomeno di suggestione collettiva o magicamente l’estrema oscurità si stempera in pura semplicità. Forse l’una cosa non esclude l’altra, poiché la suggestione si alimenta di significati veri o falsi che siano non ha importanza. In ogni caso noi dobbiamo concedere a Godot una leggibilità, una larghissima leggibilità, quasi quella di un’opera semplice, di una favola o di un racconto fantastico. E la magia che Beckett esercita su chiunque superi il primo impatto (quasi sempre traumatico), soprattutto la sfida che lancia all’approvazione, o alla sperimentazione, forse anche i vuoti lasciati da una critica accreditata e suggestiva (uno spazio da occupare quindi) sono le idee ispiratrici, sulla base delle quali matura il proposito di portare in scena Aspettando Godot, la spinta ad intraprendere un viaggio al seguito dell’autore, un viaggio senza promessa di catarsi, senza biglietto di ritorno, a cavallo tra poesia e filosofia, un viaggio da percepire,  perché Beckett va percepito, non spiegato, perché non c’è nulla da spiegare.

[16-02-2012]

 
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