Giornale di informazione di Roma - Lunedi 26 settembre 2016
 
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6 Nazioni: gli inglesi vincono 15-19

L’Italia segna una meta in più ma commette troppi errori

Stadio Olimpico quasi pieno, neve sul campo, righe rosse: cornice insolita ma l’Italia è sempre la stessa. Incompleta, per niente cinica, capace di regalare un match proprio quando sembrava averne preso il controllo. Segnare una meta in più degli inglesi non basta: i bianchi passano 15-19. Partita ricca di errori, a essere sinceri anche brutta: l’Inghilterra scesa a Roma è poca cosa ma per battere gli azzurri oggi questo è ancora sufficiente. La ricetta giusta è sbagliare di meno e approfittare degli errori avversari. L’Inghilterra lo fa e vince. 

Fra un freddo da lupi allo Stadio Olimpico: gli inglesi lo sentono poco e infatti sugli spalti la battaglia dei cori la vince largamente ‘Swing low sweet chariot’. Partono meglio gli ospiti che nei dieci minuti iniziali ci provano con più convinzione. Ma che partita sarà lo si capisce subito: errori, falli, calci sballati, poca poca fantasia. L’ovale viscido di sicuro non aiuta. Il primo brivido ai 60.000 dell’Olimpico lo regala una sgroppata di McLean al 15°. Serve a dare la sveglia agli azzurri, che riescono a portare l’ovale distante dai loro 22. Solita buona volontà, solita difesa ma poco altro. Le trame di gioco sono spesso ripetitive: ruck, ovale aperto, placcaggio e si ricomincia. Gli inglesi provano qualche giocata più articolata ma la prima frazione è tutta un autoscontro ritmato dai fischi dell’arbitro. Al 27° Farrell si presenta alla piazzola e spedisce tra i pali la punizione del provvisorio 0-3. Gli azzurri si rimettono a cercare il varco a testa bassa. Tutto inutile. E le cose peggiorano alla mezz’ora quando Castrogiovanni alza bandiera bianca e dopo una botta al costato è costretto a lasciare il campo dolorante. La mischia ne risentirà. Il sipario sul primo tempo sembra pronto a calare al 37° quando Farrell su punizione fa 0-6. E invece i cinque minuti che seguono sono pirotecnici. L’Italia si butta in avanti e nella confusione trova la meta. Benvenuti tenta un paio di grubber e sul secondo siamo fortunati: le mani di Venditti sono proprio lì dove il pallone decide di rimbalzare. Meta all’angolino, Burton sbaglia la difficile trasformazione. Andrebbe già bene così e invece sul filo di lana gli inglesi ci fanno un gentile omaggio. Zanni placca Foden che invece di andare giù decide per l’offload: Benvenuti è lesto ad acchiappare l’ovale e a correre in mezzo ai pali sospinto dalle urla del pubblico. Burton la trasformazione non la può proprio sbagliare: e così tutti negli spogliatoi su un sorprendente 12-6. 

L’inizio del secondo tempo promette bene: prima Burton ci prova in drop (sballato), poi al 47° centra i pali su punizione. Il punteggio lievita sul 15-6. In mezzo c’è la grande paura per Parisse che per ben due volte sembra sul punto di arrendersi e lasciare il campo: ma il capitano azzurro (alla fine Man of the match) stringe i denti e dà la carica. E le cose sembrano girare per il verso giusto: l’Inghilterra è volenterosa ma arruffona, poco brillante, le idee proprio non ci sono. Il pubblico dell’Olimpico quasi quasi comincia a crederci. E invece l’illusione svanisce nel giro di pochi minuti. Al 50° Masi si fa intercettare un calcio di liberazione da Hodgson: l’apertura inglese deve solo schiacciare in meta. Farrell trasforma e al 55° replica su punizione. Soprasso ospite: 15-16. L’Italia accusa il colpo. Brunel prova con forze fresche: entrano Pavanello, Semenzato e D’Apice ma la scossa non c’è. Gli azzurri sono fallosi e fanno una fatica tremenda e riconquistare il possesso. Almeno la difesa regge, e regge anche quando per poco l’Inghilterra non trova un buco nella trincea. C’è spazio pure per Morisi (al suo esordio internazionale) ma la partita non cambia. Al 66° il solito Farrell porta a casa altri tre punti dopo l’ennesima irregolarità azzurra: è 15-19. Tempo di rimettere l’ovale in gioco e l’Italia avrebbe la possibilità di restare aggrappata al punteggio: ma la punizione di Botes (entrato al posto di Burton) è svirgolata e l’ovale scappa al lato dei pali. L’apertura azzurra è brava a rifarsi una manciata di minuti dopo, andando a pescare una touche a cinque metri dalla linea di meta inglese: ma non ne viene fuori nulla, i bianchi tengono il possesso e in qualche modo spazzano via la minaccia. L’Italia però resta lì, la solita encomiabile voglia di fare. E trova un’altra punizione: stavolta il calcio di Botes è ancora peggiore del precedente. Mancherebbe qualche minuto ma si capisce che è finita. L’Inghilterra controlla le ultime fasi e porta a casa la partita. Finisce con Parisse a salutare il pubblico sotto un nevischio che ha ripreso a cadere.

Non basta segnare una meta in più se poi butti via calci preziosi. Non basta dare un colpo forte al match se poi ti fai riprendere e scavalcare nel giro di cinque minuti. E queste sono cose che lasciano l’amaro in bocca perché oggi bastava anche questa Italia per battere questa Inghilterra. Invece siamo di nuovo qui a parlare dei soliti risultati. Smettiamo di chiamarle sconfitte onorevoli: sono occasioni buttate. 

Antonio Scafati

[11-02-2012]

 
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