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La provocazione di Monti sul tema del lavoro

“Che noia il posto fisso per tutta la vita!"

Il Premier negli studi di Matrix di Enrico Ferrara

In principio fu il viceministro al Lavoro e alle Politiche sociali Michel Martone, definendo “sfigato” chi si laurea a 28 anni, a suscitare e far montare accese polemiche.

Come se non bastasse, a gettare benzina sul fuoco della riforma del lavoro, ci ha pensato lo stesso Premier Monti, che in un’intervista a Matrix, su Canale 5, ha ironizzato sul consolidato mito, oggi miraggio, del posto fisso, definendolo noioso. «I giovani però devo abituarsi all’idea di non avere più il posto fisso a vita: che monotonia! È bello cambiare ed accettare delle sfide», ha affermato in trasmissione.

Già che noia! Lo dicono anche i giovani precari italiani, se ne avessero uno di cui lamentarsi. Non brilla certo per comunicazione il nuovo esecutivo tecnico. La smentita che si è affrettato a far seguire è arrivata tardi. Troppo Tardi. Ormai, la miccia era stata accesa e la polemica detonata.

Affrontare il tema del lavoro, soprattutto quello giovanile, in Italia non è mai stato cosa facile. Veti incrociati, miti consolidati da sfatare, tabù e preconcetti hanno sempre  rallentato ogni politica di riforma del mercato del lavoro, lasciandoci al palo dell’immobilismo sociale e offrendo alle nuove generazioni solo instabilità ed estrema flessibilità.Lavoro giovanile significa precarietà.
Essa, già perfetta metafora della nostra società contemporanea, è vessillo della condizione delle nuove leve, umiliate e rese schiave dall’assenza di una politica di sviluppo occupazionale. Si è preferita, negli anni, invece, la moltiplicazione di tipologie contrattuali precarie e a basso costo.

Facilmente fraintendibile e pericolosa, dunque, l’affermazione del Premier Monti. Ancora di più se estrapolata dal contesto. Non si può ridurre l’ampia dissertazione del Professore sugli ostacoli che legano il nostro Paese ad una semplice condanna di un’espressione sortita male.Se ha peccato di ingenuità e franchezza, ricevendo da molti commentatori una bocciatura in comunicazione, ha avuto ancora la capacità di andare al cuore del problema, senza troppi giri di parole.Monti è troppo europeo ed europeista per i nostri gusti e schemi mentali.

Ecco, perché, in questi giorni in cui sta cercando di cambiare i connotati di un sistema indietro di trent’anni, risulta più facile criticarlo che duttilmente cercare di interpretarlo. Ha ragione, dal suo punto di vista, quando dice che i giovani non dovrebbero adagiarsi sulla stabilità di una retribuzione e della monotonia della ripetizione di una stessa mansione, tutta la vita.Bene, bravo, bis! Ma diamo allora ai giovani l’opportunità di sperimentare sperimentandosi. Sarebbe bello poter assaporare, in un paese meritocratico, aperto e dinamico, la bellezza del cambiamento e della stabilità. Sarebbe bello che le parole di Monti si potessero incarnare nel sistema giuridico e lavoristico italiano. Questo è possibile in Europa ma non certo in Italia, dove non c’è merito, stabilità, né certezza. Solo precarietà, arrivismo, raccomandazione e disagio sociale. La flessibilità del mercato italiano, ormai portata all’eccesso, rende la vita professionale e sociale difficile. Crea disagio sociale. Tra il vuoto delle giornate e la frustrazione di un lavoro di tre mesi ogni anno, il posto fisso è un miraggio. Una necessità per vivere, se e quando poi, però, ci si sveglia e si affronta un altro progetto. A tempo determinato.

[04-02-2012]

 
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