Giornale di informazione di Roma - Domenica 25 settembre 2016
 
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6 Nazioni: Italia sconfitta dalla Francia 30-12

A Parigi gli azzurri ci provano ma cadono sotto i colpi dei galletti che vanno quattro volte in meta

Quattro mete a zero, errori puniti molto severamente ma anche uno spirito che piace e la conferma di quanto di buono costruito in questi anni: la prima Italia di Brunel è perdente nel risultato ma non bocciata nella prestazione. La Francia vince a Parigi 30-12, soffre un po’ nella prima frazione di gioco e accelera di brutto nel secondo tempo. Gli azzurri fanno vedere cose buone: aggressivi, più veloci nel muovere la palla, una difesa che riesce a salire. Ma di fronte hanno talenti che ti colpiscono al primo errore.

Ci si aspettava una Francia all’arrembaggio nei primi minuti, invece è l’Italia a prendere il controllo delle operazioni. Funziona praticamente tutto: la mischia (una conferma), la touche (finalmente), la difesa (avanzante, non la solita trincea). Gli azzurri sono propositivi così come li vuole Brunel, Gori è lesto a muovere il pallone. Al 5° Burton calcia male un drop ma è il segnale di una squadra venuta a Parigi senza paura. Al 9° il primo brivido: Burton calcia un pallone diretto alle ali ma il rimbalzo è imprevedibile; ovale che finisce nelle mani francesi, rapido contrattacco che l'Italia riesce a stoppare. Ma dobbiamo comunque concedere una punizione che Yachvili trasforma. Eppure basta rimettere la palla in gioco e l’Italia è di nuovo in attacco: viso aperto, voglia di fare, pochi spazi ma anche – diciamolo – poca qualità, eppure è un bel vedere lo stesso. Burton mette il suo nome sul tabellino al 17°, quando da una trentina di metri spedisce l’ovale tra i pali con un pregevole drop. Ma rimessa la partita in pari, la Francia trova il jolly. Rougerie è bravo a infilarsi in quei due metri di spazio che gli lasciano Lo Cicero e Ghiraldini: accelerazione e via, meta. Yachvili firma la trasformazione. Il colpo fa male ma gli azzurri incassano bene: come se niente fosse, la prima Italia di Brunel si ripropone in territorio avversario. E per poco non andiamo a bersaglio, ma Burton è impreciso nel controllare un calcio a seguire. Segnali di una squadra che ci prova su un campo difficilissimo, al cospetto di una squadra che è vicecampione del mondo non per caso. E dalla metà del primo tempo, infatti, i francesi cominciano a cambiare passo: un ovale non più saldamente nelle mani azzurre, linea dei 22 francese che si allontana. La difesa regge bene, però: ogni volta che i galletti provano a far girare le gambe cadono nella rete e sono spesso costretti a calciare via. Al 29° Burton è bravo a trasformare la punizione del 10-6, ma ancora una volta la Francia ci punisce. Mischia rubata a metà campo, Picamoles parte, evita Parisse e scarica nelle mani di Malzieu: l’ala transalpina corre in meta nonostante i tentativi dei vari Gori, Venditti, Masi. Stavolta Yachvili è impreciso, ma il 15-6 con cui si chiude il primo tempo fa intuire che quelli a seguire saranno quaranta minuti in salita. 

Pronti via e Burton si presenta alla piazzola: è il 42°, ma il calcio dell’apertura azzurra è corto. Non abbastanza veloce invece è McLean, che un minuto dopo trova il varco giusto ma Rougerie gli si aggrappa addosso e lo porta giù. La partita comincia seriamente a pendere dalla parte dei padroni di casa, che partono al contrattacco sempre più di frequente. Prima la punizione di Yachvili al 51°, poi il colpo del ko al 53°. Meta bellissima, tra l’altro. La avvia Trinh-Duc, che scavalca la linea difensiva azzurra con un calcetto; ovale che rimbalza, sempre Trinh-Duc lo prolunga con un vellutato tocco col piede destro, Rougerie lo allunga ancora di ginocchio e finisce che l’ovale lo schiaccia comodamente Clerc. Ovazione del pubblico francese e partita chiusa. Brunel manda dentro forze fresche: Bortolami, Canale e Botes rilevano Van Zyl, Sgarbi e Burton ma non c’è molto altro da chiedere alla partita. L’esordiente Botes fa il suo al 58° calciando la punizione del 25-12, ma la Francia è ormai in pieno controllo. La difesa azzurra fatica sempre di più e gli attacchi latitano. Si prova a contenere un risultato che comunque non è da buttare, ma che però lievita lo stesso. È il 70°, la Francia gioca in touche una punizione: ovale portato giù, maul che quasi entra in meta, l’Italia è costretta al fallo e si ritrova pure in quattordici: cartellino giallo a Geldenhuys. Si riprende a una manciata di metri dalla linea, ruck praticamente sotto i pali, Parra apre per Fofana che evita il ritorno di McLean e arrotonda il risultato: alla fine è 30-12. Non succede altro. L’Italia si porta nella metà campo francese alla ricerca della meta dell’orgoglio, ma le energie sono finite, i gesti non più lucidi e la palla sguscia via. E la meta non arriva.

Alla fine della partita, Brunel dirà che ha visto cose positive ma che sul piano dell’equilibrio tra gioco al piede e gioco alla mano non è soddisfatto. Va bene, c’è comunque da tornare a casa con qualcosa di buono. L’idea di un gioco più aperto si intravede e piace, la squadra è compatta e generosa anche se fatica ancora a trasformare in punti il possesso territoriale. Se poi la partita si mette sul piano del talento dei singoli, allora con la Francia oggi non c’è storia. Ma era la prima volta di Brunel sulla panchina azzurra, in campo c’erano ragazzi poco più che ventenni. Diamo tempo a questa nazionale.

Antonio Scafati

[04-02-2012]

 
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