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Polisse

di Ma´wenn Le Besco. Con Ma´wenn Le Besco, Nicolas Duvauchelle

di Alessio Palma

La routine degli agenti di polizia della Sezione Protezione Minori: arrestare pedofili, acciuffare piccoli borseggiatori, interrogare genitori che abusano dei figli, raccogliere le deposizioni dei bambini. E sullo sfondo la vita quotidiana e i rapporti interpersonali di ciascuno.

Presentato all’ultimo festival di Cannes, dove ha ottenuto un Premio della Giuria, POLISSE è un buon esempio di ciò che solitamente al cinema francese riesce meglio: legare l’analisi sociale ai ritmi e ai modi del cinema di genere. In questo caso il poliziesco, che qui funge da lente d’ingrandimento di un malessere sociale che non risparmia nessuno, poveri come ricchi, poliziotti e semplici cittadini.

Il referente più diretto del film è probabilmente LEGGE 627 di Bertrand Tavernier, che sceglieva anch’esso di concentrarsi sulle attività di un particolare corpo di polizia, la squadra antidroga, sebbene con uno sguardo più rigoroso. Il punto di forza di POLISSE è il coinvolgimento di un cast perfetto: un gran gioco di squadra attoriale, ben bilanciato da una regia ruvida e poco incline ai formalismi. E convince anche il modo in cui il film si sporca le mani e affronta di petto, senza sensazionalismi, il materiale scottante della cronaca.

Proprio per questo lascia l’amaro in bocca lo sviluppo della vicenda. Man mano che procede l’opera sembra offrire sempre più spazio alle vicende personali degli agenti, alla loro vulnerabilità emotiva e ai loro drammi privati. Ma così facendo lascia sullo sfondo il vero tema di partenza, quello delle violenze sui minori, aprendosi a momenti più melodrammatici che stridono con il realismo di base. I due piani faticano ad amalgamarsi con compiutezza: ne esce un buon film, che avrebbe potuto essere però davvero grande se avesse lasciato fino in fondo alla realtà il predominio sulla “scrittura”.
 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
TAG: - Le Besco
 

[03-02-2012]

 
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