di Rosario SpartiMargaret Thatcher, ex Primo Ministro britannico, ormai ottantenne, fa colazione nella sua casa in Chester Square, a Londra. Malgrado suo marito Denis sia morto da diversi anni, la decisione di sgombrare finalmente il suo guardaroba risveglia in lei un'enorme ondata di ricordi. Al punto che, proprio mentre si accinge a dare inizio alla sua giornata, Denis le appare, vero come quando era in vita: leale, amorevole e dispettoso.
La regista
Phylidda Lloyd, dopo il successo di MAMMA MIA, ritorna a lavorare con
Meryl Streep in un film che, dal personaggio raccontato fino al cast tecnico in larga parte al femminile, si contraddistingue per uno spirito femminista d’antan che, in maniera equilibrata e politicamente corretta, mette in luce il difficile percorso, ieri e oggi, per le donne ambiziose. A questo presupposto quasi inattaccabile si aggiunge positivamente la straordinaria interpretazione della
Streep, senz’altro in odore del terzo Oscar, che regala una delle migliori performance degli ultimi anni per mimetismo e chiave interpretativa.
L’attrice non interpreta la Thatcher ma è la Thatcher, al tempo stesso rende sapientemente l’immagine d’una donna fragile e in balìa ormai del passato
Tutto ciò che resta è ben poca cosa, soprattutto se si tiene conto che un personaggio chiave della politica internazionale come la Thatcher meritava ben altro piglio d’analisi e approfondimento. La confezione del film è piatta e mediocre ma il peggior difetto risiede nell’impostazione dell’opera che è superficiale, fino a renderne del tutto inutile la visione. La scelta di mostrare il personaggio della lady di ferro attraverso la memoria ormai confusa, a causa dell’alzheimer, forse riesce nel tentativo d’opacizzare una linea politica, qualunque sia il punto di vista, discussa e discutibile ma per il resto risulta quasi incomprensibile.
La tendenza recente nel ritrarre i personaggi noti attraverso il buco della serratura richiede grande sapienza di scrittura, notevole capacità del regista nel saper dove piazzare la cinepresa e conseguentemente nel punto di vista da adottare. Alla
Lloyd tutto questo non riesce, fornendo così un ritratto confuso, senza prese di posizione o analisi psicologiche, in cui si relega la politica thacheriana a flashback composti in prevalenza da materiale d’archivio. Alla fine si evince il carattere duro, ambizioso della donna Thatcher che ha governato dal 1979 al 1990 la Gran Bretagna, però è un ritratto fantasmatico, senza quelle lacrime e sangue che ne caratterizzarono l’attività politica. Grazie signora Thatcher, torni a riposare.