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Rugby, si parte: tra una settimana è 6 Nazioni

Brunel, lo Stadio Olimpico, facce nuove e illustri assenti: eccoli i temi del torneo

Una settimana ci separa dall’inizio di una nuova era per il rugby italiano. Tra una settimana la nazionale torna in campo: volti nuovi – sull’erba e in panchina – e una cornice inedita che potrebbe dare segnali di vitalità inaspettata per un movimento che da anni cresce senza però sfondare davvero. Tra una settimana è 6 Nazioni, il torneo che più di qualunque altro accende il cuore degli appassionati. Si vola subito a Parigi a far visita ai vice-campioni del mondo. Due le partite casalinghe per gli azzurri guidati dal nuovo tecnico Jacques Brunel: l’11 febbraio contro l’Inghilterra e il 17 marzo contro gli scozzesi. E l’Italrugby queste partite le giocherà in uno Stadio Olimpico che si preannuncia pieno come un uovo.

Stadio Olimpico - Complici i lavori di ristrutturazione che tengono chiuso lo stadio Flaminio, quest’anno la palla ovale sbarca all’Olimpico. Sarà un termometro importante per capire quanto è alta la febbre del rugby in Italia. E stando alle cifre di cui si parla da un mesetto, la febbre è davvero altissima. A metà gennaio la Federazione ha annunciato di aver staccato 50.000 tagliandi per il match contro i bianchi d’inghilterra. Quota 60.000 ha acquistato concretezza nel corso dei giorni, la richiesta non s’è fermata e la Federazione ha deciso di aprire la vendita dei distinti superiori e delle curve superiori. Sono numeri importanti. I 30.000 seggiolini di un Flaminio allargato ad hoc erano da tempo chiaramente insufficienti ma alzi la mano chi pensava di raddoppiare gli spettatori dopo un mondiale che definire deludente è obbligatorio, e con la prospettiva di gustarsi una partita in uno Stadio Olimpico bello di sicuro ma che quanto a visibilità del gioco non promette nulla di buono. Eppure sarà pienone, segnale indiscutibile di un movimento che ha fame. 

Jacques Brunel - Francese, nato il 14 gennaio 1954, ex estremo, un passato sulla panchina del Perpignan ma anche come secondo di Laporte nella Francia tra il 2001 e il 2007: è l’identikit spicciolo di Jacques Brunel, l’uomo a cui la Federazione ha affidato la nazionale azzurra. Brunel si è visto da casa il mondiale neozelandese giocato dall’Italia e se l’è visto sapendo già che sarebbe subentrato sulla panchina azzurra alla fine del torneo. Da tempo aveva detto che non ci sarebbero state rivoluzioni e rivoluzioni non ci sono state: “Giocheremo col gruppo del mondiale” aveva avvertito. Sostanzialmente è così. Tra i trenta convocati manca qualche giocatore storico (come Perugini e Ongaro), bisogna fare i conti con gli infortunati (vedi Mirco Bergamasco) e ci sono giovani dal futuro interessante. Appunto il cocktail che Brunel aveva anticipato: il gruppo ereditato da Mallett più qualche nuovo innesto. Per alcuni senatori potrebbe essere calato il sipario sulla loro carriera azzurra anche se Brunel non esclude che possano tornare utili in corso d’opera. Utile subito è invece Lo Cicero, che di smettere non pare averne proprio voglia. Torna Bortolami e torna pure Mauro Bergamasco. Rientra in gruppo anche Favaro. Gori e Semenzato guideranno le operazioni con la maglia n.9 e all’apertura Brunel per ora si accontenta del duo Burton-Orquera. Trenta convocati che diventeranno 24 il 2 febbraio, quando l’Italrugby volerà a Parigi per preparare l’esordio. 

Il gioco - Sul piano del gioco, almeno a parole il francese ha le idee chiare: puntare solo sulla mischia – come fatto nel quadriennio di Mallett – non è sufficiente per competere ad alti livelli. La chiave secondo Brunel è fatta di equilibrio tra avanti e tre quarti, ma anche tra gioco al piede e gioco alla mano: prendiamo tutto questo, dice il neo allenatore, e mescoliamolo con velocità e intensità. Nulla di originale, viene da dire: solo l’idea di un rugby moderno e completo. Ma per l’Italia che abbiamo conosciuto negli ultimi quattro anni non è poco: si tratta di completare una crescita che l’ha portata tra le prime squadre al mondo nel gioco difensivo (amnesie inspiegabili a parte) ma molto indietro nella capacità di aggredire. Anche in difesa, Brunel vuole gente di movimento. Si spiega così la scelta di tagliare Perugini, ottimo quando si tratta di abbassare la testa e incornare il pilone avversario ma poco dinamico in mezzo al campo. Brunel si dice convinto di poter riuscire a dare un gioco offensivo ai suoi nonostante lacune ormai storiche nell'organico. Vedi il mediano di apertura, ruolo nel quale Mallett ha fatto ruotare un’infinità di giocatori (compreso un Masi improponibile col 10 sulle spalle) senza risolvere il rebus. “Vedo anch’io le difficoltà su alcuni ruoli, in particolare proprio l’apertura” ha detto Brunel, “ma so anche che ci sono giocatori giovani di grande qualità”.

I giovani - I giovani, appunto. Brunel ha sbirciato nelle Accademie e nelle squadre di Eccellenza, alla ricerca di qualche giovane a cui affidare il cambio generazionale. Dice di aver visto cose buone ma non si fa illusioni: la base va allargata, così non si va da nessuna parte. L’ottimismo però non manca. E qualche buon giovane sembrerebbe giustificarlo. Prendiamo Angelo Esposito, data di nascita impressionante: 14 giugno 1993. Napoletano ma veneto d’adozione, su di lui Brunel ha messo subito gli occhi. L’età non conta, dice l'allenatore francese, “contano le gambe. E il ragazzo le gambe le ha”. Poi c’è De Marchi, classe 1986, pilone che promette di far bene anche lontano dai punti d’incontro. Venditti è un’ala del ’90 nei confronti del quale anche Mallett s’era incuriosito, tanto da convocarlo per il raduno estivo 2009 in Valle d’Aosta. Morisi, classe 1991, è un centro che ha giocato pure all’apertura nel 6 Nazioni 2011, con la maglia dell’Under 20. Eccoli i giovani su cui Brunel ripone le speranze per il futuro. Forse non troveranno tanto spazio nel 6 Nazioni ma se il coach francese sarà di parola nei test match di giugno si punterà forte sulle nuove leve.

Gli avversari - Francia vice-campione del mondo, Galles tanto bello quanto sfortunato nella competizione iridata, Irlanda in mezzo al cambio generazionale, Inghilterra scottata da un brutto mondiale, solita imprevedibile Scozia. Eccole le avversarie dell’Italia, ecco il meglio del rugby europeo. Chi vincerà il 6 Nazioni? Stando alle quote dei bookmakers, non ci dovrebbe essere storia. La Francia che ha spaventato la Nuova Zelanda nella finale mondiale è la più accreditata per la vittoria finale. Segue il Galles, capace di grandissime cose ma anche di tornei di una bruttezza inspiegabile. L’Inghilterra è l’outsider d’ufficio, gareggia per vincere. Difficile invece che alla fine del 6 Nazioni in testa ci sia l’Irlanda, ancor meno la Scozia. Superfluo dire che tra le ipotetiche vincenti l’Italia occupa l’ultimo posto. Ma l’importante è non occuparlo alla fine del torneo, l’ultimo posto.

Antonio Scafati

[28-01-2012]

 
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