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Evasione a Regina Coeli, la Uil denuncia carenza di personale penitenziario

Eugenio Sarno: "la responsabilitÓ della carenza di personale Ŕ della politica"

Non è stata un’evasione da film, né tantomeno un’impresa impossibile stile “fuga da Alcatraz” quella compiuta da due detenuti di Regina Coeli che si sono calati dal carcere con un lenzuolo e sono poi saltati aldilà del muro di cinta grazie all’aiuto di un arpione rudimentale. Secondo il segretario della Uil Penitenziari Eugenio Sarno, infatti, le cause dell’ultima evasione nel carcere romano vanno ricercate nella congenita carenza di personale e di sistemi di sicurezza.

"L'evasione è maturata in un contesto di deficienza tecnica poiché le telecamere erano attive ma non c'era personale che controllasse i monitor. Inoltre - continua Eugenio Sarno, segretario generale Uil Penitenziari- alcuni monitor erano guasti da agosto. Infine nella zona dove i detenuti sono evasi le sentinelle avevano la vista coperta".

I due detenuti, che erano in carcere per rapina, sono riusciti a fuggire dopo essersi aperti un varco tra le sbarre di ferro tranciate con un comune seghetto. "Si è usato un normalissimo seghetto di circa 20 centimetri -continua Sarno- per tagliare le sbarre che sono ancora in ferro dolce quando le norme di sicurezza prevederebbero la sostituzione di queste sbarre con quelle in acciaio".

Secondo Sarno le responsabilità della carenza di personale nel carcere romano vanno ricercate anche nella politica. Circa 3600 unità di polizia penitenziaria –secondo i dati della Uil- sono impiegate nei palazzi di potere anziché nelle sezioni carcerarie. "Noi denunciamo una disattenzione della politica verso il sistema penitenziario. Questa disattenzione -spiega Sarno- ha praticamente eliminato ogni sistema di sicurezza. Riguardo a Regina Coeli invece è da sottolineare che gli agenti in servizio nelle ore della fuga erano soltanto due per circa 440 detenuti ripartiti su 4 piani".
 
 

[16-01-2012]

 
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