di Svevo MoltrasioGiovane, affascinante e in carriera, Brandon passa le ore libere ad adescare donne o su siti porno. Il suo particolare rapporto con la sessualità diventerà di difficile gestione con l'apparizione della sorella. Brandon sarà messo di fronte a scelte dolorose.
L’artista inglese
Steve McQueen – omonimo del celebre attore – torna alla regia dopo l’interessante opera prima HUNGER inedita in Italia. Tra i meriti di quella pellicola anche quello di lanciare la carriera cinematografica del bravo e versatile
Michael Fassbender, qui di nuovo protagonista in una prova che gli è valsa il premio per il migliore interprete al Festival di Venezia.
McQueen lavora ancora su temi duri raccontati senza pudori alla ricerca di una messa in scena esteticamente elegante nonostante la crudezza del soggetto ritratto. Qui l’ossessione sessuale del protagonista è inizialmente trattata con molte ombre, espressa soprattutto per immagini, senza sottolineature fuori luogo né psicologia accademica. Il muoversi di
Fassbender nell’elegante ed algido mondo descritto dal regista lascia il segno, almeno fino all’ingresso in scena della sorella del protagonista.
L’interazione umana tra i due personaggi sconta alcune situazioni troppo scritte e artificiose e così, improvvisamente, lo stile, del regista e degli interpreti, diventa di maniera. Il ritratto si fa più banale e alcune svolte, anche decisamente forti, sembrano indirizzare il film verso un narrazione ad effetto, compresa l’ultima scena.