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Salvador 26 Anni Contro

di Manuel Huerga. Con Daniel Bruhl, Leonor Watling

Il ventiseiesimo anno di vita di Salvador Puig Antich membro del Movimento Iberico di Liberazione, arrestato per atti di terrorismo e per le rapine compiute ai danni di banche spagnole: nonostante le ripetute richieste di clemenza, provenienti dalla società democratica come dalle più alte autorità della Chiesa, nel marzo del 1974 viene condannato a morte.

Manuel Huerga proviene da vent’anni di regie televisive ed è sufficiente scorrere le immagini degli scontri tra polizia e dimostranti, a venti minuti dall’inizio, per capirlo: una ricostruzione esangue del fatto storico, ridotto a una palese e composta messa in scena che segna in modo indelebile il tessuto filmico con momenti tipici della fiction televisiva. A questo si sommi il compito gravoso di tracciare il biopic di un anarchico sottoposto ad un processo irregolare dal Tribunale militare e condannato alla garrota sotto la dittatura di Franco.

La tecnica è quella usata da Bellocchio in BUONGIORNO NOTTE e Loach ne IL VENTO CHE ACCAREZZA L'ERBA: intessere un’apologia dell’anarchico tentando la via dell’umanizzazione. Ma il progetto richiede sacrifici storici, così gli attentati compiuti dal MIL vengono oscurati nel lungo flashback diacronico dal gusto sentimentale che occupa la prima parte del film.

Il nerbo della narrazione è, però, altrove: mostrare, ancora una volta, la scelleratezza dell’agire umano nella sua espressione più vile, intrappolare nella rivoluzione della macchina da presa attorno alla garrota l’inaccettabilità della pena di morte. La pellicola brilla particolarmente per la necessità storica a cui dà voce e risposta, ma abusa del dettaglio svelando repentinamente l’ingenuità di questo progetto artistico.

 

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Narda Liotine

[13-05-2007]

 
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