Giornale di informazione di Roma - Mercoledi 23 maggio 2012
 
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L'Acea Roma si fa male da sola

Il Palatiziano terra di conquista: passa anche Pesaro

Perde ancora in casa l'Acea Roma, battuta 73-77 dalla Scavolini Siviglia Pesaro, e dice definitivamente addio alle residue speranze di qualificazione per le final eight di Coppa Italia, programmate in febbraio a Torino.

Diciamo subito che i pochi tifosi che hanno preferito il caldo Palazzetto dello Sport al vicino e freddo Olimpico, o al tepore di casa propria, hanno sbagliato clamorosamente. Si saranno forse risparmiati un raffreddore, ma si sono dovuti sorbire, per colmo della sfortuna, non quaranta, ma addirittura quarantacinque minuti di un gioco che solo alla lontana ha ricordato la pallacanestro, avvicinandosi invece più spesso alla pur nobile pallamano, quando non alla desueta palla avvelenata.

E' stata una lunga agonia sportiva, quella che si è consumata davanti agli occhi attoniti dello sparuto manipolo di
spettatori, molti dei quali, presubilmente, difficilmente torneranno. Risulta difficile, davanti ad un tale scempio, addentrarsi in cronache e tentativi di disamine tecniche, quando solo un paio di giocatori per parte hanno dimostrato di essere tali, gli altri impegnati a sparacchiare tiri poco sensati o a palleggiarsi tra i piedi.

Aiutiamoci coi numeri: con 24, ventiquattro, palle perse, forse la Scavolini è la prima squadra nella storia del basket a vincere una partita in trasferta. Per aiutarla in questo presumibile primato, Roma ne ha perse a sua volta 18, ma non bastando questo, ha lasciato agli "avversari" ben 43 rimbalzi, contro 29, di cui 10 offensivi, pur potendo contare su un numero ben superiore di chili, centimetri ed effettivi, con Pesaro priva del pivot titolare Cusin e costretta per lunga minuti a schierare l'ala piccola Flammini come numero quattro.

Il temuto califfo ex Nba Jumaine Jones, già autore in passato a Roma di prove sontuose, e per questo affidato sin dalla palla a due allo specialista della difesa capitan Tonolli, solo in rarissime occasioni ha fatto canestro, chiudendo a soli 7 punti. Roma in avvio, come da piano partita, ha cercato di andare il più possibile sotto canestro, ma Crosariol ha fatto capire ben presto che lui stasera aveva altri programmi. Di lì a poco Lardo l'avrebbe definitivamente dispensato, non proponendolo più sul parquet, e lui solo per educazione è rimasto in panchina, benchè evidentemente impegnato altrove.

Il coach ligure si è quindi rivolto prima a Slokar, limitato inizialmente dai falli, ma poi tra i pochi a salvarsi; e poi a Mikalis Kakiouzis, al quale i tifosi devono il prolungamento all'overtime e la quasi vittoria, essendo stato il greco l'unico a cercare davvero di vincere questa partita ed a proporre giocate degne di un professionista.
Il primo quarto si è concluso svogliatamente con Pesaro avanti 18-20.

Nel secondo quarto breve allungo di Pesaro, che arriva a più sei, e ritorno romano con sei punti in fila del greco.
Il tempo si chiude in maniera tragica, orribile preludio all'inetivabile epilogo, con Tucker che si dilunga per una decina di secondi abbondante in uno sterile palleggio, quasi perde la palla, e Maestranzi che completa la frittata servendo White, al quale bastano i due rimanenti secondi per arrivare dall'altra parte e schiacciare il 35-35, col quale si chiude la seconda frazione di gioco.

Il terzo quarto, se possibile, è ancora più brutto, lo testimonia il risultato: 10-10. Mentre la Virtus, arrivata a 41-35 si blocca e rimane senza segnare per sei interminabili minuti, dall'altra parte Cavaliero ascrive a suo (de)merito buona parte delle palle perse di cui sopra, nei modi più vari.

La bellezza intrinseca di questo sport, però, emerge proprio in questi contesti di mediocrità diffusa. Non essendo previsto il pareggio (nel calcio questo sarebbe stato il più noioso degli 0-0), succede che alla fine un vincitore ci debba comunque essere, e quindi la partita diventa, giocoforza, emozionante, pur essendo i protagonisti sul campo impegnati nel più classico dei ciapanò. E così quando Clay Tucker, recente match winner in quel di Casale Monferrato (come dire Philadelphia, più o meno....), si presenta in lunetta per i tiri liberi del possibile più tre a 53" dalla fine, con due falli ancora da spendere prima di mandare in lunetta i marchigiani e cercare di evitare così la bomba del possibile riaggancio, ebbene il buon Clay pensa bene di sbagliarne uno.

A quel punto Pesaro, che durante tutta la partita aveva comunque palesato una migliore organizzazione offensiva, si affida senza timore alle mani di Lydeka, onesto mestierante del parquet, che subisce fallo e mette, lui sì, i liberi dell'inevitabile supplementare. Inevitabile poichè il destino si accanisce ulteriormente su chi ha sbagliato scelta, come si diceva all'inizio, e l'ultimo disperato tiro di Slokar, fa un giretto beffardo sul ferro ed esce, condannando i presenti allo spettro (mai questa parola fu più indicata) dei supplementari.

Cinque minuti di prolungamento nei quali Roma si smarrisce ulteriormente, trovando prima la forza di rientrare da un meno cinque, ma subendo alla fine i punti decisivi degli americani di Pesaro, che fissano il risultato finale 73-77.
Una parola va spesa in questa occasione sugli arbitri, che si sono adeguati fin troppo al livello infimo di questa partita, e che hanno inciso pesantemente sul risultato finale, annullando durante i tempi regolamentari un canestro da tre punti di Kakiouzis arrivato abbondantemente prima del suono della sirena dei 24 secondi.

Definire un passo indietro questa ulteriore sconfitta interna dell'Acea Roma è riduttivo. Purtroppo in questa stagione, finora assai sfortunata, si sono visti dei momenti di assoluto non gioco, di cui quello di stasera è stato un fulgido esempio. Non più tardi di quattro giorni fa la Virtus aveva trovato una vittoria esterna ottenuta con un atteggiamento diametralmente opposto a quello di stasera, così che diviene difficilissimo trovare i motivi di questa schizofrenia, senza finire in generici, ma giustificati, discorsi sulla professionalità, o presunta tale, di questa generazione di atleti, o presunti tali.

Adesso, per riposarsi di questo così dispendioso lavoro che sono costretti a fare, i prodi giallorossi, prodemente guidati da Lino Lardo, avranno una decina di giorni a disposizione prima di ripresentarsi in campo, sabato 21 gennaio ore 20.30, ancora in casa per la prima di ritorno, ospite la Canadian Solar Bologna, oggi giustiziera dei campioni d'Italia di Siena.
Andrea De Paolis


16a giornata:
Roma-Pesaro 73-77 dts
Milano-Treviso 80-81
Varese-Avellino 94-78
Bologna-Siena 75-71
Caserta-Biella 90-76
Casale-Teramo 60-62
Montegranaro-Cantù 89-73
Venezia-Sassari 91-71
riposa Cremona

[12-01-2012]

 
 
 
 
Commenti
  • Alato[15-01-2012 18:34:36]

    Nutro grande stima e simpatia nei confronti di Marco Calvani, ma il suo scorer, ratificato dal sito della Lega Basket, recita impietosamente che in serie A ha vinto 13 partite su 42 (31%), di cui 10 su 33 in regular season e 3 su 9 durante i play offs. Questo in tre stagioni, due con la VIRTUS Roma (1997-98 e 1998-99 nelle quali è subentrato in corsa) ed una a Scafati (2007-08) quando è retrocesso in A2. Non mi sembra un ruolino di marcia capace di realizzare un sensibile cambio di prospettiva alla VIRTUS, almeno senza che vi sia prima stato un profondo cambiamento nel roster a disposizione, evento che mi appare ancora più difficile, tenuto conto della situazione societaria e della condizione psicologica dell'ing. Toti. Piuttosto, siamo ancora in tempo a salvare la stagione con l'ingaggio, almeno, di un centro in grado di difendere il pitturato, di conquistare un numero congruo di rimbalzi e di effettuare alcuni semplici movimenti in attacco, come il pick'n roll e il post basso. Per il play, poi, rimandiamo l'acquisizione all'anno prossimo quando (con una nuova società?) speriamo di ritornare nell'elite della palla a spicchi nazionale.

  • attilio caja[15-01-2012 18:01:15]

    ..mi sembra superfluo confermare che qualora si perdesse sabato con bologna la squadra verrebbe immediatamente affidata al mio amico Marco Calvani, e a quel punto..

  • Alato[12-01-2012 16:11:40]

    Dopo aver assistito alla partita più brutta dell'anno e al quarto, il terzo chiaramente, più orrendo della mia trentennale esperienza di basket (ma Toti si tranquillizzi, non seguirò il consiglio di Andrea, ma continuerò a frequentare il quartiere Flaminio), è tempo di bilanci, essendosi chiuso il girone d'andata per la VIRTUS, che domenica prossima osserva il suo turno di riposo. Per il terzo anno consecutivo siamo fuori dalle F8 e rischiamo seriamente di non accedere ai play offs nemmeno in questa stagione, dopo l'ingloriosa eliminazione dello scorso campionato che ci valse l'eslusione dall'EUROLEGA. Segnali chiari di un ennesimo fallimento della società, ormai senza stimoli ed idee. E' miseramente fallito il 'progetto Italia', del resto realizzarlo con Vitali e Crosariol è da temerari; è naufragato il 'progetto slavi', tra piste da ballo e festini vari. Ora si naviga 'a vista', ma quello che possiamo scorgere non è la riva del testa a testa, ma un'altra primavera trascorsa a vedere gli altri contendersi il tricolore (e quest'anno veramente, visto lo scorer da comuni mortali di Siena e delle sconfitte a ripetizione di Milano). La classifica, il calendario e le statistiche degli anni precedenti parlano chiaro: servono dieci vittorie per raggiungere lo scorer di 17 vinte e 15 perse che dovrebbe assicurare il raggiungimento dei quarti dei play offs, ma il calendario del girone di ritorno ci riserva sei partite 'abbordabili' (Montegranaro, Sassari, Treviso, Teramo e Casale al Palatiziano e Cremona fuori), due trasferte molto insidiose (Biella e Venezia), tre matches casalinghi contro le prime tre del campionato (Bologna, Siena e Milano) e cinque trasferte in campi infuocati e con precedenti negativi (Varese, Caserta, Cantù, Avellino e Pesaro). Per raggiungere l'agognata meta dovremmo fare filotto nella prima categoria, vincerne una su due della seconda, due su tre della terza ed almeno una dell'ultima, Ma nelle condizioni che si sono appalesate ieri sera, mi sembra veramente 'mission impossible'. Urge che Antonello Riva, ieri assente perchè volato nell'altro continente, ritorni con un fagotto pieno di un play e di un centro e che la società ritorni sui suoi passi e dimostri a Dedovic che non basta avere due gambe esplosive nella vita, ma serve anche la mentalità e i valori morali che Toti vuol giustamente difendere e trasmettere.

 
 
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