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Cold case, i casi riaperti grazie all'analisi del dna

dal delitto dell'Olgiata al caso di via Poma, i delitti irrisolti riaperti dopo 20 anni

Dal caso dell’Angelo della Morte, a quello dell’assassinio della guardia giurata Gianluca Pes, dall’inchiesta sull’omicidio di Lilina Grimaldi a quello di Maria Scarfò, questi sono solo alcuni dei casi riaperti dalla sezione Cold Case della Questura di Roma; colpi di scena e svolte nelle indagini grazie all’apporto della scienza che oggi permette di prendere in esame molti elementi in più: oltre alle impronte digitali, tracce elettroniche come le riprese di telecamere, telefonate, movimenti bancari e dei telepass; la medicina è dotata di strumenti più moderni che permettono di fare riscontri sempre più precisi e dettagliati, si pensi all’esame del dna anche su reperti vecchi di anni.

A livello nazionale da quando nel 2009 la polizia ha costituito l’Unita delitti insoluti (Udi), sono stati riaperti 55 casi e 12 sono stati risolti: anche se, spiegano gli investigatori, non si deve pensare che la tecnologia possa sostituire le indagini tradizionali.

Solo nei serial televisivi la scienza è vista come l’unica possibilità per risolvere un caso; ma nel mondo reale l’indagine arriva in porto  quando l’elemento scientifico è a supporto delle tesi costruite con accertamenti e  e raccolta di testimonianze.

Le nuove tecnologie hanno permesso di riaprire casi per 30 anni rimasti insoluti, pensiamo al delitto dell’Olgiata o al caso di via Poma (grazie alle analisi dei Carabinieri dei Ris). Sta poi all’equipe composta da investigatori, medici legali, psicologi e criminologi valutare la possibilità che un vecchio caso venga riaperto e risolto, incrociando le novità con l’esperienza di chi all’epoca dei fatti condusse le indagini.


[27-12-2011]

 
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