
Stipendi salvi, i presidenti di municipio possono tirare un sospiro di sollievo. Il governo Monti alla fine ha deciso di fare marcia indietro e ha cancellato il punto 22 del decreto ‘salva-Italia’: nell’intenzione di tagliare i costi della politica, la norma prevedeva la gratuità delle cariche elette negli enti territoriali non previsti dalla costituzione. E tra questi c’erano appunto i municipi.
Di che cifre parliamo: tra i
2.000 e i 2.500 euro al mese per i minisindaci e 500 euro circa per i consiglieri.
Alla notizia degli stipendi a rischio, i minisindaci – di destra e di sinistra – erano sobbalzati sulla sedia, protestando contro la decisione del governo.
Il presidente del XI municipio Andrea Catarci, tra i primi a dirsi fermamente contrario, aveva detto che l’unico risultato sarebbe stato quello obbligare i presidenti e i consiglieri a dedicarsi al loro territorio di competenza solo nei ritagli di tempo: con ripercussioni sui servizi erogati, dalla manutenzione stradale all’assistenza sociale.
Nel caso di una città come Roma, avevano aggiunto i minisindaci, si sarebbe trattato di amministrare gratuitamente centinaia di migliaia di abitanti: il territorio del XII municipio – quello dell’Eur – per fare un esempio ha infatti più cittadini di Perugia. La loro battaglia ha trovato preziose sponde in parlamento, dove molti deputati – in un’alleanza bipartisan - hanno spinto per la cancellazione del provvedimento. Risultato raggiunto: il governo ha stabilito che nelle città con più di
250mila abitanti non saranno toccati gli stipendi di presidenti e consiglieri municipali. Marcia indietro del governo e polemica chiusa.