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"Penultimo Paesaggio" al Nuovo Cinema Aquila

Lunedì  12 alle 20.30 il regista Fabrizio Ferraro, i protagonisti Luciano Levrone e Simona Rossi, ed Enrico Ghezzi risponderanno alle domande del pubblico presente in sala.

PENULTIMO PAESAGGIO
 al Nuovo Cinema Aquila
 

Torna il regista di ‘Je Suis Simone (la condition ouvrière)’ e ‘Piano sul pianeta (Malgrado tutto, coraggio Francesco!)’, programmati negli scorsi anni al Nuovo Cinema Aquila.

Con PENULTIMO PAESAGGIO il cinema di Fabrizio Ferraro affronta finalmente la sfida di una maggior visibilità. Coprodotto da RAI 3-FUORI ORARIO e distribuito dalla MOVIMENTO FILM di Mario Mazzarotto (che rinnova il suo impegno nel sostenere il cinema indipendente che fatica a trovare una distribuzione cinematografica), l’ultima fatica del regista di PIANO SUL PIANETA vede anche la collaborazione di due ben noti jazzisti quali Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura. Ma PENULTIMO PAESAGGIO va oltre, soffermandosi su una personalissima reinterpretazione del classico ‘assoluto’ di Bernardo Bertolucci. La trama è più che eloquente in tal senso…

Un uomo ed una giovane donna si incontrano per caso a Parigi e tra loro ha inizio una relazione. Lo spazio vuoto di un appartamento spoglio accoglie i fugaci incontri di questi due sconosciuti. Da sfondo la città  avvolgente e rarefatta, palcoscenico della loro liaison e al contempo protagonista del film. La città  con la sua struttura urbana codifica lo spartiacque tra le classi sociali e ne lascia intravedere gli equilibri e le regole. Gli incontri, i dialoghi spogli tra i protagonisti, danno voce ad una distanza paradigmatica di una società s/finita e senza riscatto, arresa ai valori dominanti che il protagonista, sul finale, pone in discussione nel tentativo di arrivare ad una nuova riformulazione.

L’estremo rigore compositivo e il bianco e nero, il predominio del linguaggio e le sue ‘derive’ nella filosofia pura, le ‘forme’ alternative ai cliché narrativi del cinema d’autore tornano protagonisti anche stavolta, con caparbietà pur maggiore del solito, come evidenziato dalle parole dello stesso regista:

“(i protagonisti soliti, un uomo e una donna) sono tornati a Parigi e si spera che questa volta riescano a rompere le gabbie rappresentative, alla ricerca di un contatto mai avvenuto. …mi piace pensare a questo film come ad un inno alla luce, che modifica continuamente il mondo e il suo formarsi. Infatti, una volta capito che il buio non è assenza di luce, ma solo una diversa intensità della luce, forse, quella départ , potrà essere possibile e auspicabile. …Penso a quanto il passeggiare e attraversare le vie, i boulevards di Parigi, i Passages noti e segreti, grazie anche alla compagnia di Antonin Despairies, abbia cambiato noi e il film stesso: Parigi era, e voleva essere all’interno del film, una possibilità di apertura, una sorta di passaggio verso un viaggio indefinito tutto da costruire. Per questo il film si nega un po’ alla rappresentazione, all’intreccio narrativo, ma vive ogni secondo in bilico tra ciò che poteva essere e ciò che invece sarà: il film si è costruito in un cambiamento continuo, in un’apertura continua alla vita e al mondo che cambiava in ogni istante.”

 http://www.penultimopaesaggio.it/

[09-12-2011]

 
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