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Augusto Minzolini rinviato a giudizio con l'accusa di peculato: "E' un attacco politico alla mia persona"

Il direttore del Tg1 andrà a giudizio per la faccenda del presunto abuso della carta di credito aziendale. Così ha deciso il gup di Roma

Il gup del tribunale di Roma, Francesco Patrone ha rinviato a giudizio il direttore del tg1 Augusto Minzolini per la questione dei pranzi privati pagati con la carta di credito messa a disposizione dalla Rai. L'accusa del pm Alberto Caperna è di peculato: il giornalista avrebbe sforato, in 14 mesi, il budget a sua disposizione per circa 65 mila euro.


65mila euro di pranzi
- Minzolini, prima in aula e poi al termine dell'udienza, ha sottolineato che «rispetto a questa vicenda per due anni non mi sono stati posti problemi». Poi ha aggiunto: «Tutto ad un tratto mi vengono contestate cose che non stanno nè in cielo nè in terra. Per me queste spese erano per l'esclusiva che mi era stata richiesta al momento dell'assegnazione dell'incarico. Masi mi rispose che poteva passare come un benefit compensativo, ma successivamente mi venne spiegato con una lettera che la Rai non poteva attuare questo strumento e quindi mi propose una sorta di facility, consentendomi tra l'altro la collaborazione con 'Panorama a cominciare da maggio di quest'anno. In ogni caso io ho restituito la somma di denaro che mi viene contestata». Quanto all'accusa che gli si contesta, il direttore del Tg1 ha detto: «L'accusa che mi si rivolge si riferisce a una serie di pranzi per i quali non avrei presentato i giustificativi. Il fatto di non indicare il nome del commensale invitato per chi come me riveste il ruolo di direttore del Tg1 è una prassi che vige dal 2003 e che mai era stata messa in discussione».


 
Il duro commento del direttore - "Sono esterrefatto, questa è tutta una manovra politica: per prima cosa, volevano farmi saltare dalla direzione del Tg1 già quando c'era il voto di fiducia al Senato il 14 dicembre 2010, quando si diceva che il governo Berlusconi stava per cadere. E poi il denunciante, guarda caso, è l'On. Antonio Di Pietro. Quello che non sopporto di questa vicenda è che vengono utilizzati strumenti del genere per raggiungere l'obiettivo. Questo vi dà l'idea della società di trogloditi in cui viviamo. Per quanto riguarda il mio giudizio su Mauro Masi(ex dg della Rai, ndr.), in questa vicenda è stato un pusillanime, uno leggero, perché per due anni l'azienda non mi ha contestato nulla”.


L’appello del Tg1
- "Ora non ci sono più alibi. L'azienda deve dare risposte chiare e immediate alla redazione del Tg1. Il fallimento del progetto Minzolini, ha portato gli ascolti del giornale al minimo storico e ha fatto perdere credibilità alla principale testata del servizio pubblico. Il Tg1 - prosegue il Cdr - ha tutte le professionalità per riacquistare prestigio e autorevolezza. Lo può e lo deve fare con un direttore che rimetta solo il prodotto al centro del telegiornale e faccia recuperare ai giornalisti unità e senso di appartenenza. Minzolini faccia un passo indietro per il bene del Tg1, della Rai e di chi paga il canone".
Si dissocia dal comunicato uno dei componenti del Cdr, Attilio Romita. "Del comunicato diffuso dagli altri due membri del cdr condivido solo l'appello all'unita rivolto ai colleghi del Tg1. Per il resto - continua - non credo sia il momento di emettere giudizi sommari nei confronti di un Direttore e di un gruppo dirigente che meritano rispetto. Quanto al rinvio a giudizio di Minzolini, non resta che attendere il corso della giustizia".


Il processo inizierà il prossimo 8 marzo, davanti alla sesta sezione penale di Roma.


Stefano Pesce

 
 

[06-12-2011]

 
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