
Non è un buon periodo per l'Atac. L'azienda municipalizzata che gestisce il trasporto pubblico, dopo la scelta impopolare, presa nella stesura del piano industriale, di
aumentare il biglietto ad 1,50€ sarebbe rimasta coinvolta in una truffa riguardanti
polizze emesse abusivamente. L'Atac avrebbe acquistato circa
26 milioni di polizze destinate al parco autobus da una società coinvolta in un'inchiesta di truffa ed evasione fiscale. Le due società finite sotto indagine, secondo i magistrati, non avevano i requisiti per emettere fidejussioni e nonostante ciò si erano messe sul mercato emettendo 4100 polizze per un capitale garantito pari a
500 milioni di euro.
ATAC - Il chiarimento dell'agenzia di mobilità riguardo alla presunta truffa subita non si è fatto attendere. "Atac spa, dopo aver appreso dagli organi di informazione di essere stata vittima di una presunta frode su polizze per 26 milioni di euro, ha avviato un'indagine interna per chiarire quando e in che modo sarebbero state attivate tali polizze. Dai primi esiti non risulta tuttavia che Atac abbia al momento attive polizze per l'importo indicato con le società oggetto di indagine, di cui ha dato notizia la stampa - comunica l'azienda di trasporti di Roma - Non si esclude, tuttavia, che tali contratti siano stati attivati in passato, ma bisognerà attendere la conclusione dell'indagine interna per averne contezza - prosegue -. È bene comunque precisare che anche qualora ciò si fosse verificato, Atac non ha subito alcun danno economico dalla presunta frode, visto che non risultano sui bilanci aziendali perdite su crediti per l'importo corrispondente e per tipologie di contratto di questo tipi".
In giornata sono state eseguite
sei ordinanze di custodia, tre in carcere e tre ai domiciliari, due delle quali notificate a
consiglieri regionali della Sicilia, del Pdl. In carcere è finito il consigliere Roberto Corona, mentre ai domiciliari è il collega Fabio Mancuso.
Oltre ai due
consiglieri regionali siciliani, tra i destinatari dei provvedimenti cautelari ci sono anche gli immobiliaristi Fabio Calì e Federico Marcaccini, il notaio Antonio Manzi e Xenia Vinci Orlando, collaboratrice di Calì. Le indagini sono partite a seguito di alcune operazioni sospette riconducibili alla Fingeneral spa, poi fallita nel marzo del 2010, e alla Ascom Finance, il cui rappresentante legale (Calì), attraverso
l'emissione abusiva di polizze, raccoglieva "ingenti somme di denaro, successivamente destinate ad investimenti economici e immobiliari, oltre che a esigenze personali, compiendo azioni di distrazione fraudolenta". I reati contestati, oltre all'associazione per delinquere, vanno dall'esercizio abusivo dell'attività finanziaria, alla formazione fittizia del capitale, all'ostacolo all'attività di vigilanza, alla bancarotta fraudolenta e alla truffa, quest'ultimo reato contestato ai soli Calì, Morcaccini e Manzi.
In base a quanto ricostruito dai pm capitolini le due società non avevano i requisiti per emettere fidejussioni ma erano riuscite ad emettere
oltre 4mila polizze per un capitale garantito pari a 500 milioni di euro e l'incasso di premi per oltre
14 milioni di euro. Ai due deputati regionali è contestato anche il finanziamento illecito ai partiti per aver intascato oltre 600 mila euro a testa dall'Ascom Finance e la bancarotta in concorso della società il cui fallimento è stato sollecitato dai pm. Corona, nella veste di dirigente dell'Ascom, risponde del reato associativo, di ostacolo all'attività di vigilanza ed esercizio abusivo dell'attività finanziaria. A Mancuso sarebbe attribuito un ruolo minore nella vicenda nella veste di partecipante all'associazione per delinquere.
Truffato anche il vedovo dell'attrice Ghione - C'è anche il patrimonio immobiliare dell'attrice Ileana Ghione, deceduta nel 2005, nell'inchiesta della procura sulle attività illecite portate avanti dall'immobiliarista Fabio Calì, uno dei sei raggiunti da provvedimenti di custodia cautelare. Presentandosi come l'onorevole Fabio Corona, Calì, ostentando una situazione di forte ricchezza, avrebbe indotto il vedovo dell'attrice (Christopher Axworthy)a liberarsi, a fronte di un contenzioso ereditario che si annunciava complicato con gli eredi dell'attrice, del cospicuo patrimonio. Si tratta dell'immobile del teatro che porta il cognome della moglie a Roma, di due ville a Sabaudia, e di vari appartamenti di lusso nel cuore della Capitale. Un patrimonio che sulla carta aveva un valore di oltre 14 milioni di euro, ma che viene "ceduto" alle società di Cali e Marcaccini per appena 500mila euro, atti rogati dal notaio Manzi. Stesso meccanismo per un secondo episodio che vede come vittima una facoltosa donna romana. CalìŤ, in questo caso, si presenta come il principe Grimaldi. Il raggiro è simile a quello utilizzato per il vedovo Ghione: la signora viene convinta a svendere un immobile in via di Ripetta, pieno centro storico, per soli 2 milioni 700 mila euro a fronte di 6 milioni e 700 mila indicati nell'atto preliminare.