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Dieci anni dalla strage di via Ventotene

Alemanno e Veltroni insieme per commemorare le vittime

Sono passati esattatmente dieci anni dall'esplosione che provocò il crollo di una palazzina in via Ventotene, causando la morte di otto persone. Oggi il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e Walter Veltroni, che durante la tragedia era sindaco, si sono ritrovati nello stesso luogo della capitale per ricordare quel terribile incidente. Alemanno ha deposto una corona di alloro sotto la targa che ricorda i 4 civili e i 4 vigili del fuoco che persero la vita e poi, nella piazza adiacente, è stato reso onore al sacrificio dei vigili del fuoco che "sapevano di rischiare ma hanno continuato a fare il proprio dovere per difendere i cittadini".

L'allora sindaco Veltroni ha ricordato: "Ci occupammo della ricostruzione delle case e di stare vicini alle famiglie con le quali c'è ancora un bel rapporto di amicizia; fu un momento in cui la città si unì e forse cominciò quel tentativo di fare comunità che è stato lo spirito di quei sette anni di lavoro". Per le famiglie delle vittime e per chi viveva in quei palazzi danneggiati, secondo Alemanno, "oltre il danno anche la beffa perchè in dieci anni l'Agenzia delle Entrate non era riuscita a risolvere un problema causato da un adempimento burocratico sbagliato". Infatti, per una mancata comunicazione, un cavillo burocratico, l'Agenzia delle Entrate ha emesso una cartella esattoriale di circa 650 mila euro che il condominio avrebbe dovuto pagare. "Siamo riusciti - ha detto Alemanno ai cittadini riuniti - a farla chiudere e cercheremo di fare in modo che l'Italgas paghi le parcelle degli avvocati" che sono state recapitate alle singole famiglie ma che invece dovevano essere pagate dall'azienda insieme ai danni provocati dallo scoppio". A chiudere la mattinata di commemorazioni, dopo la santa messa, una dimostrazione dei vigili del fuoco "in azione".

LA STRAGE DEL 27 Novembre del 2001 - Il disastro di via Ventotene è causato da una fuga di gas che non viene riconosciuta da tecnici e responsabili dell'Italgas. La sera del 26 novembre 2001, dopo una raffica di chiamate da parte di condòmini allarmati due addetti, caposquadra e addetto al pronto intervento, rimuovono in via Ventotene un' auto a gpl, attribuendo a quella il forte odore di gas che si sentiva nella strada. Invece la vettura non c' entra affatto e la gente del palazzo continua a telefonare, ma il capoturno non manda più squadre. Soltanto il mattino dopo vengono incaricati di un ulteriore controllo altri due tecnici ma neppure loro capiscono subito di cosa si tratta. Alle 9.30, il palazzo al civico 32 di via Ventotene esplode, collassando su sè stesso ed uccidendo quattro donne: la studentessa Michela Camillo, la parrucchiera Maria Grosso, la figlia Fabiana Perrone e una loro cliente, Elena Proietti. Nello scoppio muoiono anche quattro vigili del fuoco intervenuti sul posto per la fuga di gas: Danilo Di Veglia, Sirio Corona, Fabio Di Lorenzo e Alessandro Manuelli, morto qualche giorno dopo in ospedale.

IL PROCESSO - I cinque tecnici dell' Italgas, considerati responsabili della tragedia di via Ventotene, hanno patteggiato la pena. Il 9 ottobre del 2003 il gup Maurizio Silvestri ha condannato a tre anni Carlo Nunzi e Massimo Piergallini, Maurizio Federici a due anni e otto mesi, Fabio Vaglica e Michele Ghenda a due anni (pena sospesa). Questi ultimi erano accusati di omicidio colposo e lesioni, gli altri tre anche di disastro colposo.

 
 

[27-11-2011]

 
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