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Cronaca Giudiziaria
 
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Processo di via Poma: si riparte da nuove perizie

Prima udienza del processo di secondo grado a Raniero Busco, la Corte dispone nuove perizie medico-legali sulle prove giÓ acquisite in primo grado

Al via quest’oggi nell’aula “Europa” della Corte d’Assise di appello di Roma, la prima udienza del processo a Raniero Busco per l’uccisione di Simonetta Cesaroni, giunto al secondo grado di giudizio: in un aula gremita di giornalisti e telecamere, oltre all’imputato, erano presenti la moglie, il fratello e gli amici più intimi. I primi a parlare sono stati i componenti dell’accusa, il procuratore generale Alberto Cozzella si è detto disponibile, al fine di confutare ogni eventuale dubbio, ad effettuare una nuova perizia tecnica sui punti più importanti della ricostruzione del delitto, emersa nel dibattimento di primo grado: il morso sul seno della vittima, l’orario del decesso, le tracce di dna sul corpetto e sul reggiseno, il tampone effettuato sulla maniglia della porta dell’ufficio di via Poma. Tutti elementi, questi, che hanno già trovato una spiegazione durante il precedente processo, come afferma lo stesso procuratore: “La sentenza di primo grado, è stata una sentenza poderosa: nel corso di venti anni sono stati raccolti innumerevoli elementi che hanno portato al giudizio di condanna (24 anni) in primo grado”.

Respinta, invece, la richiesta di perizia psicologico-giuridica avanzata dall’avvocato Federica Mondani, legale di Paola Cesaroni, sorella della vittima. Perizia, che, secondo le intenzioni dell’accusa, avrebbe potuto far luce sulla figura di Simonetta Cesaroni e sul suo rapporto intimo con Raniero Busco, rapporto questo, secondo la ricostruzione del legale, non privo di punti di tensione e di incomprensione tra i due giovani amanti.

Si procede quindi solo sul piano tecnico-scientifico, con nuove analisi sui reperti e sulle prove già raccolte: la difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Franco Coppi e Paolo Loria ha avanzato forti dubbi sui risultati delle perizie effettuate, in particolare ha messo in dubbio la natura stessa del morso sul seno di Simonetta, del quale non si ha certezza che si tratti effettivamente di un morso. Dubbi anche sull’orario della morte, in quanto, non essendo stata rilevata la temperatura del cadavere al momento del ritrovamento, non è possibile accertare con precisione l’orario del decesso. E, in ultimo, la necessità di far luce sulle tracce ematiche rinvenute sul luogo del delitto, ma che non appartengono né alla vittima, né a quello che oggi è stato definito il suo assassino.

Stefano Pesce

 
 

[24-11-2011]

 
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