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Sciopero dei giudici di Pace. A Roma le situazioni più critiche

due anni per l'iscrizione a ruolo di un ricorso, cinque anni per un processo

Dal prossimo 21 novembre, per dieci giorni, incroceranno le braccia e lavoreranno solo gli atti indifferibili ed urgenti. Lo sciopero dei giudici di pace riguarderà la maggior parte delle attività svolte: dalle udienze civili e penali, ai decreti ingiuntivi, dalla fissazione delle udienze per sanzioni amministrative ai i ricorsi alle multe.
L’agitazione è stata organizzata dall’Unione dei giudici di pace contro “la situazione di precarietà” della categoria e “le gravissime disfunzioni” degli uffici – denunciano i giudici- dovuto all’insufficienza del personale amministrativo in servizio. E la situazione a Roma, dove sono attivi 110 giudici di pace, è ancora più critica con tempi di attesa biblici per i cittadini.

"A Roma la carenza di personale è ancora più grave -spiega Alberto Rossi, segretario Unione Nazionale giudici di Pace- negli ultimi dieci anni abbiamo avuto un aumento del lavoro del 500% con una riduzione di personale amministrativo di 18 unità. Succede quindi che a Roma i ricorsi spediti per posta vengono iscritti a ruolo due anni dopo che sono stati spediti, succede che le sentenze depositate dai giudici vengono pubblicate con due anni di ritardo. Il processo definito dal giudice in sei mesi viene definito dall'ufficio in cinque anni".

Il rischio –denuncia la categoria- è che si arrivi ad una paralisi totale degli uffici. Questo perché 700 giudici di pace sono in scadenza di mandato a fine 2011 ed i restanti 1600 vedranno finire il proprio mandato nei prossimi due anni. 

[10-11-2011]

 
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