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Project Nim

di James Marsh

di Rosario Sparti

Cosa succederebbe se un cucciolo di scimpanzé venisse tirato su come un neonato da una famiglia di esseri umani? La risposta sorprendente e drammatica è questo film che racconta come una favola horror di un esperimento iniziato nel 1973 e finito come una sorta di Elephant Man animale, in un mondo in cui nessuno sembra accettare che le scimmie si comportino come tali ma solo chiedersi, con crudele antropocentrismo, perché non diventino umane. Il film racconta la straordinaria storia di Nim, lo scimpanzé che divenne il centro di un importante esperimento per dimostrare che una scimmia, allevata come un bambino, avrebbe potuto imparare a comunicare usando il linguaggio dei segni. Interviste con gli ammaestratori di Nim e con altri ricercatori sono alternate a materiale d'archivio, girato all'epoca.

Il regista James Marsh, autore dello splendido documentario MAN ON WIRE presentato al festival di Roma e vincitore del premio oscar nel 2009, ritorna con un nuovo documentario che, come il precedente, sceglie d'alternare materiale di repertorio, ricostruzioni e interviste per costruire una narrazione avvicente che cerca d'allontanarsi dalla retorica. Paradossalmente il film, per gran parte delle idee che ne pongono le basi, è molto vicino a L'ALBA DEL PIANETA DELLE SCIMMIE, da cui proviene l'arroganza dell'uomo nel tentare di colmare la distanza tra le specie, così come un lavoro simile era quel KOKO di Barbet Schroeder di cui si sono perse le tracce.

Con grande fedeltà ai fatti documentati, il regista mette al centro della sua storia, evitando la retorica animalista o i dilemmi etici sulla natura del progetto, il rapporto tra Nim e coloro che scelgono d'occuparsene. E' evidente come il legame sincero che si crea tra lo scimpanzè e le famiglie che lo ospitano si contrapponga al ruolo di James S. Terrace, lo psicologo della Columbia University a cui si deve la paternità del progetto. Il narcisismo e l'arroganza dello studioso non consentono che nasca un vero legame tra lui e l'animale, che succube di un progetto folle non stenta spesso a dimostrare più umanità d'alcuni suoi custodi.

Sicuramente a distinguersi è Bob Igerssol, figlio dell'esperienza hippie degli anni '70, che tratta Nim come un amico e si prende cura di lui, andando incontro più volte a seri problemi, fino al giorno della sua morte. Seguiamo così l'avventura tragica di Nim, narrata quasi si trattasse d'un orfano di dickensiana memoria, costretto reprimere i suoi istinti per cercare d'apprendere un linguaggio alieno da sé, che si rivelerà non solo inutile ma addirittura nefasto per il suo vissuto. Partendo da un sentimento egualitario e una coscienza della differenza che poggia sul rispetto, il documentario indaga il confine tra l'umano e l'animale, cercando di tracciarne le coordinate, riuscendo spesso a emozionare e commuovere. Un documentario da non perdere in attesa della distribuzione da parte della Sacher e poi in dvd della Feltrinelli.


 



votanti: 4
Secondo te quanti euro merita??
 
 
TAG: - james - marsh
 

[04-11-2011]

 
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