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Faust

di Aleksander Sokurov. Con Hanna Schygulla, Georg Friedrich

di Rosario Sparti

Che colore ha un mondo che produce idee colossali? Che odore ha? C’è un'aria pesante nel mondo di Faust: progetti sconvolgenti nascono nello spazio angusto dove si affaccenda. È un pensatore, un veicolo di idee, un trasmettitore di parole, un cospiratore, un sognatore. Un uomo anonimo guidato da istinti semplici: fame, avidità, lussuria. Una creatura infelice, perseguitata che lancia una sfida al Faust di Goethe. Perché rimanere nel presente se si può andare oltre? Spingersi sempre più in là, senza notare che il tempo si è fermato. Versione cinematografica della nota leggenda tedesca, secondo la quale un uomo vende la sua anima al diavolo in cambio della conoscenza.

Vincitore del Leone d'oro all'ultimo festival di Venezia, la pellicola è la quarta e ultima parte della tetralogia di Aleksandr Sokurov sulla natura del potere, Faust è l'unico personaggio letterario della partita, dopo Hitler (MOLOCH), Lenin (TAURUS) e Hiroito (IL SOLE), ma è anche quello contenuto in nuce in tutti gli altri, per il carattere mitico e simbolico che porta in sé. La pellicola sul piano visivo è straordinaria, procede meravigliosamente fino ad arrivare a una parte finale che colpisce letteralmente lo spettatore agli occhi, giocando con i colori e i corpi degli attori che sono sempre presenti nell'inquadrature, a volte riempiendole oltre modo quasi a volere creare la sensazione d'essere un quadro dei Bruegel o di Bosch.

Un riferimento pittorico non casuale nella descrizione d'un mondo antico dominato dalla cattiveria e dai bassi instinti, dolore, sentimenti mortiferi e bisogni fisiologici che popolano sin dall'inizio la pellicola ambientata in un Ottocento raramente descitto con un realismo così esasperato e esasperante. Si tratta infatti d'un film ostico per lo spettatore, opprimente nella sua materialità, vero perno dell'opera, che, attraverso una messa in scena teatrale così come la recitazione esasperata del cast, segue incessamente il suo triste protagonista in un girovagare senza meta alla ricerca dell'infinito.

Il grottesco che ha caratterizzato la tetralogia si unisce quì alla spinta filosofica che era già emersa ne IL SOLE, dando l'impressione d'un film che, richiedendo un grosso sforzo dallo spettatore, merita la visione ma non riesce a raggiungere la compiutezza e la straziante meraviglia d'altri film del regista, come quel MADRE E FIGLIO che rimane il suo capolavoro. Un cammino solitario di chi è alla ricerca spasmodica del sapere e del potere, bisogni incontentabili che nella loro immediatezza quando vengono realizzati già si rendono inutili; ad attanagliare Faust è l'eterna insoddisfazione legata all'ambizione d'appagare nuovi bisogni che sembrano non avere esaurimento.

 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[04-11-2011]

 
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