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Pina 3D

di Wim Wenders

di Rosario Sparti

Nel 1985 Wim Wenders si trovava in vacanza a Venezia con la sua fidanzata dell'epoca. Quando, passando davanti al teatro "La Fenice", lei gli propose d'andare a vedere lo spettacolo di danza che era in programmazione, lui non se la sentì di rifiutare ma entrò in sala con la netta convinzione d'andare a perdere tempo. Non fu così perchè quello spettacolo cambiò la vita di Wenders. Quello spettacolo era "Cafè Muller" di Pina Bausch. Forse lo spettacolo più noto della coreografa tedesca, in cui per 40 minuti danza con i suoi ballerini sulla musica di Henry Purcell. Quello spettacolo insieme a molti altri ("Vollmond","Le sacre du printemps"...), entrerà a far parte del materiale prescelto da Pina Bausch per essere filmato dal regista tedesco.

 I due, nel frattempo, hanno stretto una amicizia e hanno deciso di collaborare ma, anno dopo anno, Wenders non riesce a trovare la forma giusta per rendere efficacemente la forza del lavoro di quella che è considerata la madre del teatro-danza. Nel 2008 Wenders decide che l'utilizzo della ripresa cinematografica in 3D gli consente possibilità prima proibitive, il progetto si mette in moto e sembra concretizzarsi quando improvvisamente Pina muore per un cancro. Tutto sembra essersi arenato per sempre ma il regista, insieme alla compagnia della coreografa, decidono che il modo migliore per rendere omaggio all'artista è quello di concludere il progetto e realizzare il film.

Siamo quindi di fronte a un documentario che si pone come un vero e proprio omaggio a una delle più grandi artiste nel suo settore ma, allo stesso tempo, decide d'utilizzare il 3D in maniera inusitata rispetto a quanto visto oggi. La tridimensionalità, abbandonando il facile uso legato a effetti speciali e sensazionalismi visivi per stupire lo spettatore da blockbuster, è quì straordinario mezzo per immergere lo spettatore nello spazio, condiviso con i danzatori di cui si può ammirare a pieno la corporeità. Il regista alterna riprese in teatro a stranianti riprese in esterno, spesso riprese da una fluttuante steadycam, in cui gli elementi naturali, evocati spesso nel lavoro della Bausch, esplodono in un tripudio visivo memore del lavoro fotografico di Wenders.

Brevi e spesso toccanti interviste ai componenti della compagnia compongono il ritratto sentito d'una innovatrice, interessata ai sentimenti umani e al mistero dell'amore. Proficuo risulta il connubio tra il lavoro della Bausch e l'elemento cinematografico che riesce a ridare quella emozione e potenza che il regista sembrava aver perso. Un documentario da non perdere e che si pone come scopo di scuotere lo spettatore così come il lavoro di Pina scosse il regista nel 1985.
 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
TAG: - Wenders - Bausch
 

[31-10-2011]

 
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