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Mio fratello figlio unico

di Daniele Luchetti. Con Elio Germano, Riccardo Scamarcio

di Svevo Moltrasio

Accio e Manrico, due fratelli dal litigioso rapporto, vivono gli scontri sociali e ideologici dell’Italia a cavallo degli anni 60 e 70. Divisi anche da una ragazza, sapranno perdersi e ritrovarsi più di una volta.

Dopo alcune pellicole di scarso successo in termini sia di pubblico che di critica, il regista de LA SCUOLA Daniele Luchetti, forte della presenza trainante di Riccardo Scamarcio, torna in vetta al box office (sebbene i risultati ottenuti dopo la prima settimana siano al di sotto delle aspettative).

Prendendo in prestito il titolo di una canzone di Rino Gaetano, non presente nel film, il regista, coadiuvato dagli sceneggiatori Rulli e Petraglia, racconta uno spaccato italiano abbracciando i turbolenti anni 60 e 70. La scelta degli autori è di racchiudere la storia del nostro paese seguendo le vicende di una famiglia di Latina: ovvero di un padre operaio e una madre casalinga con tre figli; e proprio l’ultimo di questi, detto Accio, rappresenta tutte le contraddizioni e le insicurezze di un popolo.

A Luchetti non è mai mancato il dono della freschezza, del ritmo e dell’ironia, e difatti il film, sulla falsa riga della tradizionale commedia all’italiana, ha un’andatura brillante di sapiente intrattenimento popolare. Con molte caratterizzazioni secondarie azzeccate, il film permette di esaltare doti recitative raramente espresse dal belloccio Scamarcio e, soprattutto, di sottolineare una monumentale prova di Elio Germano da vero mattatore (da applausi anche Vittorio Emanuele Propizio, interprete dell’Accio ragazzino). Ma dispiace dover fare i conti con il solito finale pasticciato e retorico, punto più basso di un film che appena esce dai binari della commedia perde tutte le sue qualità, infiacchendosi in un’operazione purtroppo dal respiro corto. Proprio non ci riescono più le commedie di una volta.

 


Secondo te quanti euro merita??
 

[04-05-2007]

 
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