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Lavoro, con le misure anticrisi "50.000 licenziamenti nel Lazio"

l'allarme della Cgil. "A Roma si rischia polveriera sociale"

Ci sarebbero oltre 50 mila persone licenziate entro la fine del 2011. Questo, secondo la Cgil, è l'effetto che si avrebbe, solo nel Lazio, "se si applicasse il provvedimento del Governo sui licenziamenti facili".

Una prospettiva allarmante che, avverte, il segretario generale Cgil Roma e Lazio Claudio Di Berardino "crerebbe solo nella Capitale una vera e propria polveriera sociale". "Abbiamo calcolato che se venisse applicato il provvedimento sui licenziamenti facili, oltre 50 mila persone a Roma e nel Lazio sarebbero licenziate entro l'anno - riferisce -. Questo comporterebbe un'impennata di oltre il 2% del tasso di disoccupazione nazionale. Dati che avrebbero una ricaduta negativa così forte da far diventare Roma una vera e propria polveriera sociale".

Di Berardino ricorda che "siamo anche in una fase in cui diminuiscono le risorse per la cassa integrazione e la Regione Lazio ha azzerato il reddito minimo garantito. Le persone che passano dalla cassa integrazione ordinaria a quella straordinaria e poi in deroga, vanno dritte verso il licenziamento, senza alcuna prospettiva. E quindi senza futuro. La nostra risposta, la risposta del mondo del lavoro - prosegue - sarà forte a difesa dei diritti dei lavoratori, perchè l'uscita dalla crisi non si fa colpendo i diritti e la sopravvivenza economica della famiglie". Poi la richiesta di intervento da parte delle diverse amministrazioni: "A fronte di questo scenario drammatico è essenziale anche l'impegno delle istituzione locali, a partire dalla Regione e dal Comune. Insieme a noi dovrebbero rivolgere un appello al Governo affichè non si proceda in questa direzione".

VERSO SCIOPERO GENERALE - "Se il governo dovesse procedere (nella riforma dei licenziamenti) rispetto agli annunci ci sarà lo sciopero generale". Ha detto il segretario della Cgil Susanna Camusso. Inoltre, il leader della Cgil ha riferito che con Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti si sta aprendo un dialogo, "stiamo parlando" ha "detto. Non ci siederemo a tavoli con il governo se il tema sono i licenziamenti e nemmeno -ha proseguito Camusso- se si deve discutere della riscrittura dei contratti. Abbiamo già dato anche su questo e l'esperienza dice che poi si va agli accordi separati".

RIFORMA DEL LAVORO COME MISURA ANTI CRISI - E' stata accolta con favore dall'Unione Europea la lettera del governo italiano con le misure economiche da adottare per fare fronte alla recessione. Tra queste misure oltre alla riforma delle pensioni è prevista una riforma della legislazione del lavoro, di seguito il testo:

Entro il 2026 sia donne che uomini andranno tutti in pensione a 67 anni; in più verrà attuata una riforma del lavoro che prevede licenziamenti più facili in stato di crisi.

Entro maggio 2012 l'esecutivo approverà una riforma della legislazione del lavoro:

a. funzionale alla maggiore propensione ad assumere e alle esigenze di efficienza dell'impresa anche attraverso una nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato;

b. più stringenti condizioni nell'uso dei "contratti para-subordinati" dato che tali contratti sono spesso utilizzati per lavoratori formalmente qualificati come indipendenti ma sostanzialmente impiegati in una posizione di lavoro subordinato.

SACCONI - "Il termine licenziamenti facilì è falso". Ha detto il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che si è augurato che "anche le imprese facciano la loro parte. Anche collettivamente". Sacconi ha aggiunto di avere il timore che le tensione sulla riforma del lavoro possano portare ad atti di terrorismo. "Ho paura ma non per me perché io sono protetto -ha detto Saccconi- bensì per le persone che potrebbero non essere protette e diventare bersaglio di violenza politica che nel nostro Paese non si è del tutto estinta".
 
TAG: lavoro
 

[30-10-2011]

 
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