Di Flavia D'AngeloPer il giovane dottor Granville è difficile trovare lavoro nella Londra vittoriana: le sue ardite teorie su microbi e batteri non riscuotono un grande successo nell’ambiente accademico. La sua fortuna sembra cambiare quando trova lavoro presso il dottor Dalrymple, specializzato in casi di isteria, per i quali ha individuato una cura sperimentale ma altamente efficace.
A dieci anni dal suo ultimo film, di non grande successo,
Tanya Wexler torna alla regia con HYSTERIA, accolto con grande favore da critica e pubblico al sesto Festival Internazionale del Film di Roma. Un cast maschile all britsh con
Jonathan Pryce,
Hugh Dancy e
Ruper Everett affiancati da
Maggie Gyllenhaal nei panni della rivoluzionaria – e sospetta isterica – figlia maggiore di Dalrymple.
E’ cosa rara trovare una commedia che sappia mantenere lo stesso ritmo per tutta la sua durata, evitando il consueto calo nel finale, che troppo spesso si spegne in un inesorabile buonismo. HYSTERIA riesce nella non facile impresa, divertendo con leggerezza e usando in modo intelligente tutti gli ingredienti della più classica commedia inglese. Se alcune scelte risultano fin troppo classiche allo spettatore più esperto, e alcune interpretazioni eccessivamente di maniera, nulla di questo disturba la visione.
Facilmente catalogabile come “filmetto carino”, il film della Wexler non pretende di essere più di quello che è né di veicolare profondi messaggi femministi. La leggerezza è l’elemento chiave di HYSTERIA e, in fondo, anche il tema principale di un film che parla della liberazione femminile da stereotipi e assurde diagnosi. Si consiglia di restare in sala durante i titoli di coda che riservano un omaggio al vero protagonista del film.