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I Racconti di Terramare

di Goro Miyazaki

Arren, principe di Enland, si macchia di parricidio e vaga per le lande desertiche del regno di Terramare. L’arcimago Ged solca le medesime terre per scovare la scaturigine del disordine che divora tutte le cose. Il loro incontro rappresenterà la salvezza per il mondo.

Opera del figlio del grande Hayao Miyazaki, la trasposizione cinematografica del primo volume de La Saga di Earthsea di Ursula K. Le Guin era stata in principio proposta dalla stessa autrice a Miyazaki padre: con IL CASTELLO ERRANTE DI HOWL in realizzazione, il produttore Toshio Suzuki decise di affidare il progetto a Goro Miyazaki per assicurare continuità alla produzione di anime dello studio Ghibli. Nonostante le molte riserve Goro riesce a dare alla luce un lungometraggio dal gusto fantasy che si scolla solo a tratti dallo stile paterno approdando a momenti, seppur personali, di scarso valore.

La trama si dipana stancamente dopo l’iniziale visione apocalittica di due dragoni che si scontrano nella penisola orientale abitata dagli uomini e che preannunciano la prossima fine del mondo. Così Goro si inserisce nel solco ecologista già caro a suo padre ma stempera goffamente l’ideale nel frequente ricorso al patetismo. Pochi i momenti davvero felici: la scena onirica, cifra stilistica del cinema orientale, e le parole di persuasione pronunciate da Ged per sedare l’animo di Arren e riportarlo alla ragione, si lasciano ricordare.

Un procedere sostanzialmente discontinuo in territori in cui le prerogative del fantasy vengono ridotte all’osso, i personaggi subiscono una caratterizzazione vaga e la finalità del progetto sembra coincidere con le lacrime estorte sul ricongiungimento finale. Quasi che Hayao Miyazaki avesse perduto la propria grandeur. 

*1/2

Narda Liotine

 

[04-05-2007]

 
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