Giornale di informazione di Roma - Domenica 11 dicembre 2016
 
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Mondiali di Rugby: ALL BLACKS!

La Nuova Zelanda supera la Francia 8-7, in una partita bellissima che i galletti hanno tenuto in bilico fino all’ultimo secondo

Il cerchio si chiude. A Auckland la prima volta, a Auckland la seconda. La Nuova Zelanda batte la Francia ed è campione del mondo. Eterni superfavoriti, dopo aver collezionato drammi sportivi e sconfitte inspiegabili stavolta gli All Blacks non sbagliano. Più forti della Francia, vero, ma anche assolutamente determinati a non lasciarsi sfuggire l’occasione più bella: festeggiare in casa, come 24 anni fa, nella prima edizione del Campionato del Mondo quando Kirwan e soci batterono proprio i galletti. Quella volta fu 29-9. Stavolta finisce 8-7, una vittoria d’un soffio che poteva essere più larga per quanto fatto vedere dai Tuttineri nel primo tempo ma che poteva pure trasformarsi in sconfitta per quello che una Francia mai doma ha saputo creare nei secondi 40° minuti. Alla fine è vittoria: in festa c’è un intero paese che vive di rugby, e una squadra che ha sfatato un tabù pesantissimo. 

È spettacolo già prima del fischio d’inizio. Gli All Blacks si esibiscono nella Kapa o Pango, ma i francesi non stanno a guardare e avanzano compatti fino ad arrivare a una manciata di metri dagli avversari. E’ sfida. E infatti la Francia parte a mille. Aggressivi, indiavolati, intraprendenti: i Blues fanno subito vedere di non essere venuti a far presenza. Il gioco al limite dei transalpini però concede inevitabilmente qualcosa: fuori gioco di Parra, ma Weepu calcia male la punizione. È battaglia:  e se i padroni di casa non riescono a sfondare il muro francese, all’8° ci pensa il piede di Ma’a Nonu a portare l’attacco nei 22 avversari. Ma niente da fare: la Francia è concentrata, precisa, e ha giocatori con i piedi altrettanto buoni per rispedire l’ovale a una manciata di metri dalla linea di meta neozelandese. All’11° la finale di Parra è già ai titoli di coda: l’apertura francese prova a stringere i denti ma dopo una decina di minuti deve alzare bandiera bianca e lasciare il posto a Trinh-Duc. Nel frattempo, la marea nera rompe gli argini. Touche a dieci metri dalla linea francese, ovale portato giù, sponda di Kaino e Woodcock deve fare solo quattro passi per entrare nella storia. Meta. Weepu sbaglia la trasformazione ma il tabellino è stato comunque sbloccato: 5-0 al 15°. La segnatura carica i padroni di casa, che un minuto dopo con Smith e Dagg spaccano la difesa francese ma non concludono. I Blues il colpo lo accusano, faticano a riprendere il filo del gioco, i Tuttineri dominano i punti d’incontro e cominciano a martellare. C’è tutto il repertorio: possesso, territorio, accelerazioni, forza fisica, organizzazione, gioco al piede, una varietà di soluzioni che al 21° (dopo 12 fasi) si conclude con la corsa di Dagg spinto oltre il fallo laterale. Al 25° la controruck neozelandese costringe i Blues all’ennesimo fallo ma Weepu ribadisce di essere in serata decisamente no dalla piazzola: ovale lontanissimo dai pali. La Francia non ne approfitta, anzi: si sfalda sotto i colpi avversari, che con micidiali calci tattici costringono i transalpini a difendere il fortino a ridosso della linea di meta. È semplicemente un assedio, i Blues mettono toppe dove possono: come al 29°, quando Rougerie riesce ad arrivare prima sull’ovale e ad annullare. Al 34° la maledizione dei numeri dieci colpisce Aaron Cruden: ginocchio che gira male, Stephen Donald prende il posto di mediano d’apertura. E la Francia ci prova: prima con un drop che Trinh-Duc spara fuori, poi con un altro attacco sempre di Trinh-Duc. Ma la difesa All Blacks è un congegno perfetto e la prima frazione si chiude 5-0.

L’inizio del secondo tempo se lo prende la Francia: attacco di Rougerie, fallo fischiato contro la Nuova Zelanda ma Yachvili non riesce a centrare i pali. Stephen Donald invece non sbaglia e presentandosi alla piazzola al posto di Weepu calcia la punizione dell’8-0. Sembra finita, e non lo è: la Francia trova un attacco un po’ casuale, ma sa gestire bene la seconda fase: palla a Dusatoir che la porta a destinazione. È il 48°, Trinh-Duc la trasformazione non la può proprio sbagliare e la finale è di nuovo in bilico: 8-7 per i padroni di casa, che a questo punto mandano dentro forze fresche. E fanno bene perché la Francia riprende improvvisamente a girare a pieno ritmo, proprio quando sembrava spacciata: bene la difesa, più alti i ritmi, la Nuova Zelanda si ritrova ad arretrare palla in mano. I galletti cominciano a gestire le operazioni: senza produrre grossi pericoli, ma tenendo l’ovale dal loro lato, ed è già tanto. I padroni di casa capiscono che le cose si mettono male e rispediscono indietro gli avversari con un calcione dopo l’altro. Il problema, per la Nuova Zelanda, è che indietro i francesi non ci vanno: metro su metro, avanzano. Si entra così negli ultimi venti minuti, con gli All Blacks a difendere un punticino di vantaggio e i francesi con la carica giusta per provarci. Al 64° ci sarebbe l’occasione per il sorpasso. Fallo neozelandese: sotto una tempesta di fischi, Trinh-Duc da centrocampo non trova i pali. Ma quest’occasione serve comunque alla Francia per capire che il colpaccio è davvero a un passo: attacchi su attacchi, All Blacks che tirano su le barricate, lancette dell’orologio che scorrono e punteggio inchiodato sempre sull’8-7. Spettacolo puro: la Francia costringe gli All Blacks a rintanarsi, a contenere, a vivere lunghissimi minuti di paura, a difendersi col terrore di concedere un fallo. E intanto i Blues insistono e vanno all’arrembaggio, tengono l’ovale decisi a non lasciarlo più. Si arriva agli ultimi intensissimi cinque minuti, capitan Mc Caw dolorante a terra è il simbolo di una Nuova Zelanda che sta raschiando il fondo del barile per trovare le energie sufficienti a portare a casa la partita. E quando finalmente riescono a mettere le mani sull’ovale, gli All Blacks con spirito da provinciale congelano il match. La punizione che l’arbitro Joubert fischia a favore dei neozelandesi (è il 79°) fa esplodere lo stadio: ovale calciato in touche, possesso mantenuto, maul avanzante, palla chiusa nella cassaforte nera e fischio finale che è una vera liberazione. La Nuova Zelanda è campione del mondo, di nuovo e finalmente. 

Antonio Scafati

[23-10-2011]

 
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