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Un sogno realizzato, teatro intitolato a De Filippo

Luigi De Filippo intitola a suo padre Peppino il Teatro Parioli recentemente preso in gestione

di Nicola Navazio

Corona un sogno Luigi De Filippo, che ha preso in gestione il Teatro Parioli e lo ha intitolato a suo padre Peppino, "il più grande attore comico di teatro del Novecento", come dice con affetto in una conferenza stampa, con accanto la moglie Laura che gli ha dato tutto il suo sostegno. "Non aveva più l'età per fare lunghe tournee" annota lei, e lui aggiunge di "reputare una calunnia andare in giro dicendo che ho 81 anni, quando me ne sento una cinquantina". E annuncia un "semi stabile teatro napoletano a Roma" con una stagione dedicata per una metà appunto agli artisti partenopei, di ieri e di oggi, e per l'altra a ospitalità, con largo spazio alla musica e anche due operette.

Apre Raffaele Viviani quindi, l'8 dicembre, terminati i lavori di restauro del teatro, riportati in luce i marmi, riaperta la volta, con “Napoli chi resta e chi parte”, allestimento di Armando Pugliese con Sal Da Vinci. Chiude poi a maggio lo stesso Luigi con una riedizione della sua “Storia strana su una terrazza napoletana”, che proprio al Parioli debuttò nel 1975 con il padre nella parte che oggi recita lui. Per l'inaugurazione, comunque, un concerto del Soweto Gospel Choir il 6 dicembre.

E' commosso e felice De Filippo, sembra abbia dieci anni di meno, e mette assieme progetti e ricordi, cominciando con un omaggio alla famiglia De Filippo e a suo nonno Scarpetta, da Eduardo con il "suo teatro spietato, crudele, vero, cui avrebbero dovuto dare il Nobel, mentre quello di mio padre era più leggero e ironico" a Titina "grande attrice e Filumena Marturano per sempre", aggiungendo che "talvolta basta l'eco di una voce, dicendo una certa battuta, per sentire un brivido e avvertire che i De Filippo sono tutti lì, accanto".

Dodici gli appuntamenti in cartellone, che vanno da Rigillo “Burbero benefico” goldoniano a “Stasera non escort” con Alessandra Faiella e un gruppo di attrici scese in campo per far conoscere, con ottica comica, lo stato delle donne italiane; da “Appuntamento a Londra” del Nobel Vargas Llosa con Pamela Villoresi e regia di Maurizio Panici a “Che ora è” con Pino Quartullo, riduzione dall'omonimo film di Ettore Scola, firmata dalle due sceneggiatrici di allora, Paola e Silvia, figlie del regista; da “Il giorno della civetta” nell'allestimento del nipote di Sciascia, Fabrizio Catalano, alle musicali magie teatrali e trasformismi di costumi di Ennio Marchetto col suo “A qualcuno piace carta”, oltre alla rivisitazione canora degli anni “30 en travesti” delle sorelle Marinetti in “Non ce ne importa niente”. Si aggiungono un balletto, “Cenerentola”, e le operette, “La vedova allegra” e 'Il paese dei campanelli”, e in futuro ci saranno anche concerti. 
 
Avrebbe preferito fare tutto questo a Napoli, Luigi de Filippo, ma conclude: "Ci ho messo trent'anni per convincere l'amministrazione a intitolare una via a mio padre, non avevo altri trent'anni per aspettare che gli intitolassero un teatro".

[18-10-2011]

 
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