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Nella Firenze del '400

Alle Scuderie del Quirinale la bellezza nell’arte di Filippino Lippi e Sandro Botticelli

Il genio di Filippino Lippi, uno degli indiscussi protagonisti del XV secolo insieme al suo maestro Sandro Botticelli, giunge nella capitale attraverso la bellissima mostra allestita presso le Scuderie del Quirinale con straordinarie pale d'altare, tavole, ritratti e disegni.

Inaugurata dal Presidente della Repubblica, “Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del '400” è stata realizzata dall'Azienda Speciale Palaexpò con il significativo sostegno dello sponsor Cariparma, per un investimento complessivo di 1,7 milioni di euro. A curarla, Alessandro Cecchi, direttore della Galleria Palatina, che è perfettamente riuscito nel proprio intento di rendere giustizia all'opera di Filippino, celebrata dai contemporanei (mentre Botticelli morì in disgrazia), ma nel corso dei secoli oscurata dagli ingombranti predecessori. La pittura di Filippino non è da meno di quella di Botticelli, aveva più capriccio e fantasia inventiva del maestro. Era un artista moderno, tant'é che lo stesso Vasari parla di lui come di un proto-manierista. A sostenere questa sorta di risarcimento ideale, seppur tardivo, ecco il percorso espositivo organizzato secondo un preciso ordine cronologico, una carrellata di tavole meravigliose che partono proprio dagli esordi, quando, ancora giovanissimo, Filippino lavorava insieme al famoso padre tra Prato e Spoleto. Figlio di Fra Filippo e della monaca Lucrezia Buti, unione che destò scandalo, il giovane si avvicinò infatti alla pittura seguendo le orme paterne, ma dimostrando da subito una forte propensione all'originalità, mai venuta meno, anzi, col passare tempo enfatizzata. Intorno al bellissimo “Tondo Bertolini” e il suo disegno preparatorio ci sono infatti le tavole di Filippino, appena adolescente, piene di estro e movimento. Un impetuoso dinamismo che torna nelle opere allestite nella sezione dedicate al lavoro comune col Botticelli, che, alla morte di fra Filippo Lippi, lo accolse nella sua bottega. Non fu mai però un mero aiutante, come è evidente dal serrato raffronto tra i due attraverso opere sorprendenti, dai ritratti di Botticelli ai “Tre Arcangeli e Tobiolo” di Lippi, alle “Adorazione dei Magi” che ciascuno ideò in totale autonomia.

Strepitosa la sequenza delle “Storie di Ester”, le tavole fatte a quattro mani, che ornavano due cassoni e tra cui figura la celeberrima “Derelitta” di Botticelli, della collezione Pallavicini, esposta per la prima volta dopo il restauro. Per secoli l'autografia è stata incerta tra i due.

Restaurata anche la famosa “Pala Nerli”, dove sono più evidenti gli elementi manieristi introdotti per la prima volta da Lippi con una incredibile elaborazione delle decorazioni a grottesche. Un apposito intervento di ripulitura ha restituito infine le magiche cromie alla “Madonna Strozzi” del Metropolitan Museum: dal blu lapislazzulo del manto al rosso rubino della veste al sublime incarnato della Vergine.

[10-10-2011]

 
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