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"Gli uomini oggetto nel cinema"

I toy boys e tutti gli altri

In una società in cui divampa il dibattito sulla “donna oggetto”, vittima del proprio corpo e sottomessa al desiderio maschile, e si identifica nei mass media il principale colpevole della strumentalizzazione (più o meno consapevole) della propria giovinezza e bellezza, è utile ricordare “l’altra metà del cielo”, in questo caso gli “uomini oggetto”.

Anche l’immaginario femminile ha richiesto, dalla notte dei tempi, il suo sacrosanto appagamento a colpi di “chest best”, muscoli hollywoodiani in bella vista e peccaminosa carica erotica di celluloide. Dalla contrapposizione Charlton Heston/Yul Brinner nel fintamente casto (per l’epoca) “I dieci comandamenti” di DeMille (1956) anche in campo maschile si è fatta strada la dicotomia tra “date material” (ragazzo da sposare) e “sex material”.

Dal fascino elegante e femmineo del primo grande seduttore Rodolfo Valentino alle atmosfere vagamente sado-maso di “Spartacus” con Kirk Douglas , l’occhio femminile ha avuto il suo dall’industria del cinema. Indimenticabile per molte la maglietta bagnata del rustico Brando in “Un tram chiamato desiderio”, ma le regole della virilità sono stata distrutte e riscritte molte volte a uso e consumo del pubblico femminile.

“Gli uomini oggetto nel cinema” è il titolo della carrellata negli sguardi, e nei corpi, dei protagonisti hollywoodiani delle fantasie femminili. Laurent Jullier e Jean-Marc Leveratto propongono un excursus vivace e godibile in un argomento vasto e dalle molte declinazioni, rivelando al lettore inaspettate letture di un cinema ancora oggi condizionato da molti tabù sessuali e culturali.

“Gli uomini oggetto nel cinema”
Laurent Jullier e Jean-Marc Leveratto
Gremese Editore
Pagg.128
2011
 
 

[03-10-2011]

 
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