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Cogne, 16 anni alla Franzoni

dopo cinque anni di 'spettacolo'

Annamaria Franzoni ha ucciso suo figlio. Così ha deciso il giudice nella sentenza d’appello dopo dieci ore di camera di consiglio. La condanna ha escluso la seminfermità mentale e ha tenuto conto delle attenuanti generiche: sedici anni di reclusione e una pena pressoché dimezzata rispetto ai trent’anni del giudizio di primo grado.

"Sono disperata. Sono innocente e quindi anche solo un anno di carcere sarebbe stata una profonda ingiustizia". Il dispiacere di Annamaria è enorme, la donna continua ad urlare la sua innocenza. L’avvocato della Franzoni Paola Savio promette battaglia :“Non ci fermeremo qui, faremo ricorso in Cassazione”.

Finisce così la storia di Cogne che ha diviso l’Italia tra innocentisti e colpevolisti, finisce con una sentenza a metà, dopo 23 udienze, un anno e mezzo di dibattimento e un’aula stracolma di gente. Il giallo della morte del piccolo Samuele, datato 30 gennaio del 2002, per cinque anni ha monopolizzato l’attenzione dell’opinione pubblica e dei media tanto che a Torino una folla di curiosi ha dovuto fare la fila, aspettare ore e prendere il numeretto per entrare da spettatore nel palazzo di Giustizia. Alla fine la sentenza è arrivata con la condanna a sedici anni per Annamaria, secondo i periti del giudice l’assassino indossava almeno i pantaloni del pigiama della Franzoni, sulla suola degli zoccoli della donna è stata trovata una macchia di sangue e non sono state trovate tracce attribuibili a estranei nella villa di Cogne. Solo un raptus potrebbe spiegare la furia omicida di una madre nei confronti del figlio e il malore accusato dalla donna nella notte potrebbe esserne il sintomo.

Annamaria Franzoni ha sempre negato di aver ucciso il piccolo Samuele e l’avvocato Paola Savio, subentrata a Taormina, ha giocato sul ‘dubbio’ citando il caso Simpson e appellandosi al coraggio dei giurati. “Ci sono tre gradi di giudizio. Quindi il processo non finisce qua. Speriamo in una conclusione in Cassazione di quello che abbiamo iniziato. Credo sia un buon risultato, la voce del presidente mi è sembrata commossa. E' stata una soluzione salomonica... l'inizio del crollo di un castello accusatorio".

Per il momento la Franzoni non andrà in carcere, non c’è né pericolo di fuga né il rischio che la donna possa inquinare le prove. La scelta del procuratore generale di non impugnare la sentenza obbliga la mamma di Cogne a ricorrere in Cassazione, se non lo facesse la sentenza di secondo grado, ridotta di un terzo perché il processo è stato definito con rito abbreviato, diverrebbe irrevocabile e si dovrebbe dar corso alla fase di esecuzione della pena, cioè il carcere.

[28-04-2007]

 
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