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Tbc al Gemelli, il Codacons accusa la Regione di scarsa trasparenza

Rienzi: "La Regione tiene tutto sotto traccia"

Arrivano le prime richieste di risarcimento dai genitori dei bimbi nati al Gemelli e poi risultati positivi ai test sulla tubercolosi. Sono le prime richieste oltre a quelle organizzate dal Codacons in una class action. Si tratta dei genitori di due gemellini nati a giugno e risultati positivi ai test alla tbc. La coppia chiede al Policlinico un risarcimento di un milione di euro.

Intanto la magistratura continua a lavorare per appurare eventuali responsabilità riguardo ai casi di 122 bimbi positivi al test della tbc: sette persone sono indagate per epidemia colposa e lesioni. Il ministro Fazio, anche lui risultato positivo al test della tbc, ha diffuso tramite il sito del ministero i dati sull’incidenza della tbc in Italia. Numeri sottostimati secondo il Codacons, che ha diffidato Fazio, perché –spiega Rienzi- contraddicono le statistiche per fasce d’età.

"Il Ministro scrive che dei 1.415 soggetti già sottoposti al test quantiferon l'8,6% è risultato positivo, quindi, sotto quello che è l'indice di bassa incidenza della Tbc nei Paesi sviluppati. Questa affermazione - spiega il Codacons - contraddice nettamente i dati statistici ufficiali suddivisi per fasce d'età: in base ai dati Istat per gli anni 1992-2007, infatti, l'incidenza della Tbc presso la popolazione di età inferiore ad anni 14 è di quattro volte inferiore alla media nazionale, senza contare che il dato relativo alla popolazione neonatale è praticamente dello zero per cento".

Per questo il Codacons ha diffidato il Ministro a modificare le informazioni riportate sul sito del Ministero della sanità, che rischiano di creare disinformazione e confondere le famiglie coinvolte.

Riguardo invece alla possibilità di estendere il test tbc anche a specializzandi e medici il Presidente Rienzi commenta: "Finalmente, anche se in netto ritardo, la Procura di Roma ha preso in considerazione la possibilità di una contaminazione ambientale, che può interessare reparti diversi da quello di neonatologia - afferma il Presidente del Codacons Carlo Rienzi -. Ciò significa che oltre al personale sanitario, anche gli studenti e gli specializzandi che hanno accesso al Policlinico, possono essere entrati in contatto col bacillo.

Il Codacons ha anche chiesto di estendere i controlli sulla tbc agli studenti di medicina e agli specializzandi che hanno accesso al Policlinico Gemelli. L’associazione dei consumatori “attacca” anche la Regione Lazio colpevole di non esser stata abbastanza “trasparente”.

"Sinceramente non è che si capisca molto bene cosa sta accadendo. La Regione tiene tutto sotto traccia, devono fare i test anche sugli studenti e gli specializzandi che frequentano il Gemelli -conclude Rienzi- Questo è necessario perché sono tutte persone che possono portare nei reparti la Tbc".

AIUTI - L'immunologo e presidente della Commissione sulle politiche sanitarie di Roma Capitale Fernando Aiuti ci tiene a precisare che a Roma non si può parlare di allarme tbc. "Non c'è un allarme tubercolosi a Roma, il rischio è basso. -ha detto Aiuti- I bimbi risultati positivi non hanno alcuna possibilità di trasmettere l'infezione ad altri. Chiaramente è una cosa seria perché riguarda un'infezione in neonati, in questi casi normalmente non c'è alcun tipo di infezione tubercolare. Quando Fazio si riferisce ai dati di diffusione considera i dati sugli adulti o sugli anziani e non nei bambini dove normalmente i casi di infezione sono dello 0%. Al momento, anche se non mi permetto di parlare di errori perché non ho gli elementi per giudicare, credo che in questa vicenda ci siano numerosi punti oscuri e interrogativi che richiedono dei chiarimenti.
 
 

[27-09-2011]

 
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